Valdobbiadene e le Colline del Prosecco

 Valdobbiadene. Le terre della Valis Duplavis

“… Il sole riluce alto sui verdi pendii di Valdobbiadene lavorati di vigneti come filigrane. I colli e la pianura attorno sono coltivati a vigneto tra un fiorire maestoso di ville” Giovanni Comisso

Ed e’ proprio cosi che, giungendo attraverso la Strada del Prosecco, appaiono i luoghi della Valis Duplavis, che diede i natali nel 535 al poeta Venanzio Fortunato. I suoi versi cantano la terra tra i due Piavi “nella quale eternamente fiorisce la vite, sotto la montagna dalla nuda sommita’, ove il verde ombroso protegge e ristora”.

Valdobbiadene, assieme a Conegliano patria d’elezione del Prosecco, e’ la capitale della produzione dello Spumante, centro di un’ economia florida e vivace, sostenuta da numerosi piccoli produttori e da alcune tra le piu’ rinomate case spumantistiche.

La citta’ vanta origini antiche e grazie al clima mite, all’aspetto elegante e al suo famoso Prosecco, accoglie con calore i visitatori che la visitanopossono passeggiare lungo la grande, luminosa piazza Maggiore, su cui sorge la settecentesca parrocchiale i Santa Maria dal possente colonnato neoclassico, custode di alcuni capolavori della pittura veneta.

Fra le mete artistiche di Valdobbiadene e dei suoi dintorni, meritano particolare attenzione il neoclassico Duomo di Santa Maria Assunta (XVIII secolo) ed il suo campanile, eretto tra il 1743 e il 1767, la Chiesa con annesso Monastero di San Gregorio in Colderove, di struttura seicentesca, che sembra esistessero già nel 1424, ma che vennero completamente ricostruiti dai frati Cappuccini nel 1608, il Tempio Internazionale del Donatore a Pianezze, in stile moderno, ed il Monumento ai caduti inaugurato nel 1959, che presenta strutture in ferro battuto di Toni Benetton.

Numerose le possibilita’ di gite ed escursioni nei dintorni. In macchina o in bicicletta si puo’ percorrere la rinomata zona del Prosecco Superiore di Cartizze, prezioso triangolo di terra delimitato dalle graziose borgate di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, raccolte ordinatamente attorno ai campanili.

Da Valdobbiadene partono diversi sentieri naturalistici che conducono alla vicina montagna di Pianezze e ai monti Cesen e Barbaria, attraverso i pascoli per l’alpeggio punteggiati di malghe, antichi oratori e frequenti punti panoramici da cui si godono stupendi paesaggi. La scoperta di questi luoghi e’ scandita da piacevoli soste negli accoglienti “ristori”, che offrono al visitatore gustosi piatti di carne allo spiedo, ottimi formaggi di “casera” e varie altre specialita’, allietate da generosi bicchieri di Prosecco.

Da non perdere a Valdobbiadene:
la fiera di San Gregorio e le mostre della “Primavera del Prosecco”
a San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Guia e Saccol.

Splendide sono le strade lungo le colline della zona del Prosecco che attraversano le località a maggior vocazione vitivinicola: San Floriano, San Pietro di Barbozza, Santo Stefano, Saccol, Guia, Follo.

Come detto, di notevole interesse sono inoltre il centro montano di Pianezze e il Massiccio del Cesen che possono costituire meta di passeggiate ed escursioni grazie alla presenza di numerosi sentieri e offrono una splendida vista panoramica di tutta la pianura veneta, l’opportunità di piacevoli passeggiate fra prati e boschi montani e di soste riposanti presso le sue malghe.

Sicuramente da ricordare, ma soprattutto visitare, anche il Piave ed il suo Parco naturale, che preserva significativi tratti ambientali e faunistici ed è meta di percorsi naturalistici, con sentieri attrezzati ed aree per pic-nic.


San Venanzio Fortunato
Ricorrenza 14 dicembre
Venanzio Onorio Clemenziano Fortunato (Duplavilis, odierna Valdobbiadene, 530 – Poitiers, 607) fu uno degli ultimi autori di poesie in lingua latina, biografo di santi, vescovo; è venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Venanzio Fortunato studiò grammatica, retorica e diritto ad Aquileia e a Ravenna.
L’agiografia narra che fu colpito da una malattia agli occhi, dalla quale ebbe un’improvvisa quanto inspiegabile guarigione, dopo essersi unto con l’olio di una lampada che ardeva davanti a un’immagine di san Martino di Tours. Nel 565, recatosi in Gallia per un pellegrinaggio di ringraziamento a Tours, conobbe a Poitiers la principessa di Turingia Radegonda, figlia di Bertario, che era in ritiro nel monastero da lei fondato e retto dalla figlia adottiva, la badessa Agnese; nel 567 si stabilì in quella città. Venanzio scrisse numerosi poemi dedicati alle due donne, e in seguito all’incontro spirituale con la vita monastica, divenne sacerdote. Alla morte di Radegonda e di Agnese, si spostò in altre città del regno dei Franchi, per poi tornare nel 599 come vescovo a Poitiers, dove morì probabilmente nel 607.

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