“Treviso e il mondo”, Marco Goldin svela il progetto per Treviso

Goldin alza il velo: otto mostre
“Treviso e il mondo”, il critico racconta al Gazzettino
il progetto per la sua città
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La sede principale a Santa Caterina, la seconda nel museo Bailo che riaprirà dopo 12 anni. Otto mostre dal 28 novembre 2015 all’8 maggio 2016. Quella centrale con 70-80 opere provenienti da una decina di musei europei e americani, per una rassegna di ricostruzione storica e non tematica. Le altre dedicate alle eccellenze del territorio, tra le quali la collezione Martini. Marco Goldin svela per il Gazzettino il progetto “Treviso nel mondo”: «La mostra più importante starà al centro per catalizzare l’interesse di tanta gente su Treviso. Un percorso culturale completo che ci richiederà un sforzo economico in più».
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Un’ ottantina di quadri a S. Caterina e le altre al Bailo
«Rispetto all’idea originaria spenderemo molto di più»
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Il nome è evocativo: “Treviso e il mondo”. E già racchiude la grandezza e l’ambizione dell’idea che Marco Goldin ha in mente per il suo ritorno in città. È questo il titolo che ha scelto per il progetto del prossimo autunno: una mostra di livello internazionale a Santa Caterina e altre sette che l’accompagneranno lungo tutti i cinque mesi e mezzo della durata. Dopo settimane di chiacchiere e voci, più o meno fantasiose, il curatore trevigiano prende nuovamente la parola per fare chiarezza. Replica alle polemiche, invita chi attacca un progetto che ancora non conosce ad aspettare e, soprattutto, anticipa qualche dettaglio sulla mostra-evento che tanto clamore solleva già adesso. Sarà composta da un’ottantina di opere provenienti da un decina di musei europei e americani e aprirà il 28 novembre 2015 per chiudere l’8 maggio 2016. Ma soprattutto: sarà la prima puntata di una serie.
Marco Goldin, mancano più di dieci mesi alla sua mostra e già il livello delle polemiche ha raggiunto picchi ragguardevoli.
«Mi pare che in tutte le discussioni non sia mai apparsa la cosa fondamentale: non stiamo parlando solo di una mostra ma di qualcosa di ben diverso. Di un progetto culturale in cui la mostra più importante starà al centro per catalizzare l’interesse di tanta gente su Treviso. Questa gente poi guarderà la città e le sue collezioni pubbliche. Desideriamo organizzare alcune mostre collaterali che accompagneranno quella principale».
E invece il timore di tanti è che la sua mostra schiacci ogni altra iniziativa.
«Come ho appena detto sto parlando esattamente del contrario. Molti intervengono senza conoscere e non è mai una buona cosa. L’intesa tra me, il sindaco e l’assessore alla Cultura è chiara: valorizzare l’esistente e renderlo più attraente e coinvolgente di quanto non sia adesso».
Lei ha cambiato idea e non porterà più a Treviso le opere del museo di Detroit. E c’è chi accusa il Comune di accettare il pacchetto-Goldin a scatola chiusa.
«I miei referenti sono il sindaco e l’assessore alla Cultura: loro sanno perfettamente quale sia il mio progetto e da cosa sia composto. Ne abbiamo discusso molte volte».
Ci sveli qualche particolare.
«Lo presenteremo in grande stile entro metà febbraio. Posso solo dire che sarà una mostra di indagine storica e che avrà dalle 70 alle 80 opere di estremo fascino e importanza. Quella pensata con Detroit sarebbe invece stata composta da 52 dipinti. Inizierà il 28 novembre 2015 e finirà l’8 maggio 2016. Ma si inserirà in un progetto molto ampio e articolato che coinvolgerà ovviamente Santa Caterina e anche il Bailo. Ma non posso dire di più per adesso».
I costi?
«A febbraio firmeremo il contratto tra Linea d’ombra e il consorzio Marca Treviso che, come sappiamo, ha raccolto gli 800mila euro di contributo. Non ci sarà in questa partita il Comune. L’80% dei costi per il progetto saranno a carico di Linea d’ombra che in questo momento può avvalersi della importante presenza di Massimo Zanetti come main sponsor e Generali come special sponsor. È ovviamente esclusa la sede espositiva di Santa Caterina. Non nascondo quindi che, sul fronte del rischio d’impresa, ci dovremo assumere costi più alti rispetti all’ipotesi Detroit».
E qui arriva l’altro nodo: i critici accusano il Comune di sistemare Santa Caterina per Goldin.
«Lo ripeto una volta ancora: non abbiamo fatto alcuna richiesta particolare se non quella del rispetto degli standard internazionali che valgono per ogni mostra. Altrimenti i quadri non arrivano. Non è certo responsabilità mia se Santa Caterina non è stata dotata di impianti di climatizzazione o di allarme in linea con questi standard. E alla fine tutto questo resterà patrimonio della città».
Perché non è stato scelto il Bailo? È in fase di ristrutturazione e poteva essere sistemato per occasioni come queste.
«Il Bailo deve riaprire ospitando, ovviamente, le sue collezioni. Altrimenti il Comune perderà i fondi utilizzati per il recupero. Quindi non c’è spazio per la mostra».
Altro timore: per fare spazio alla mostra di Goldin verranno smontate le opere già presenti a Santa Caterina.
«Falso. Verranno occupate le sale ora dedicate alle collezioni che verranno trasferite al Bailo. Con una sola eccezione. Il resto rimarrà tutto. Anzi: verranno creati dei percorsi perché i visitatori della mostra vedano quanto contenuto nel Museo Civico. E poi il Bailo: sarà il luogo, collegato a Santa Caterina, per la collezione delle opere di Arturo Martini e dell’arte trevigiana tra l’Ottocento e i primi del Novecento».

articolo del 22 01 2015 di Paolo Calia per www.gazzettino.it

Un evento a tappe: nel 2017 il bis
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IL PROGETTO
Negli anni pari un appuntamento con esposizioni di opere legate al territorio
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Non una sola mostra destinata a rimanere un bel cameo ma isolato. Marco Goldin – e qui sta la vera novità – ha progettato per Treviso un piano in grande stile: organizzare un‘esposizione internazionale ogni due anni e, negli anni di «buca», contribuire a portare a Santa Caterina mostre di alta qualità ma legate al territorio, mirate alla valorizzazione di opere e di artisti già presenti nella Marca. E tutto sarà collegato da un unico filo conduttore, un tema dalle molte sfaccettature in grado di tenere assieme capolavori di grande richiamo e le potenzialità locali. Una prima bozza di calendario è già stata ipotizzata: la mostra evento dell’autunno 2015 verrà bissata da una seconda in programma per la fine del 2017. Nel 2016 invece ci sarà spazio per il risvolto locale.
Linea d’ombra organizzerà, ovviamente, gli eventi di richiamo internazionale, dove bisogna avere competenze e conoscenze ad altissimi livelli per ottenere i capolavori desiderati. Ma metterà a disposizione la sua collaborazione, se richiesta, anche per gli eventi locali: «Se verrà ritenuto utile, potremo mantenerne la regia».. Treviso, insomma, si appresta a diventare nuovamente l’epicentro dell’attività di Linea d’ombra dopo anni di assenza.
Rimane il mistero sul tema che caratterizzerà i capolavori in arrivo in autunno: «È tutto concordato ma non posso sbilanciarmi prima della presentazione ufficiale. Sarà comunque un tema che ben si presta a essere sviluppato in più puntate – dice – . Posso dire che sarà una mostra di altissima qualità. Servirà anche a valorizzare le collezioni di Santa Caterina. Vogliamo che le persone che verranno qui per i capolavori in arrivo da Europa e Usa, possano vedere tutte le collezioni presenti nel museo Civico, compreso il ciclo di Sant’Orsola. Per questo ho chiamato il progetto “Treviso e il mondo”. E poi il Bailo: riaprirà dopo dodici anni e avrà la possibilità di una vetrina che va ben oltre Treviso e il Veneto. Sarà la sede della splendida collezione dedicata ad Arturo Martini e alle bellissime opere trevigiane di fine Ottocento e dei primi del Novecento. Il lavoro in questo senso di Emilio Lippi è ottimo. Con l’Amministrazione ci siamo incontrati perfettamente su un grande progetto culturale che mira a far conoscere tutto quello che Treviso può offrire”.

articolo del 22 01 2015 di Paolo Calia per www.gazzettino.it

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