Un altro San Valentino, la giornata magica nel borgo di Stramare – 15 febbraio 2015

Un altro San Valentino
La giornata magica nel borgo di Stramare
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Nel paese abbandonato in comune di Segusino, in ritardo
d’un giorno sul calendario, una festa tra memoria e gioco
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San Valentino a Stramare, il borgo abbandonato nei pressi di Segusino, ha un significato un po’ diverso da quello che la società dei consumi d’amore attribuisce alla ricorrenza. Infatti, proseguendo nell’opera di riscoperta e valorizzazione di un mondo divenuto di silenzi che dipingono nella memoria tradizioni, storie di famiglie, generazioni, matrimoni, morti, ritorni, l’associazione “AmareSTRamare”, gruppo spontaneo “a òpera de ròdol”, lancia domenica un suo “San Valentino”, tutto da scoprire. Non esclusivo momento di mondanità, ma occasione per vivere sfumature originali e ricche di suggestioni. La stessa location finale assume un significato tutto particolatre: lo spazio antistante la chiesetta di San Valentino, navata rotonta e presbiterio rettangolare, mirabilmente affacciata su una caratteristica piazzetta e affiancata da una fontana fatta di un unico blocco di pietra proveniente dalla Val di Non. La suggestione è totale perchè la festa dura fino a dopo il calar del sole, quando Stramare si ammanta di una luce speciale. Si tramanda che il borgo sia stato fondato da due fratelli Stramare, forse carbonai provenienti dall’Istria durante la Serenissima Repubblica di Venezia.
Il programma della giornata prevede alle 9.30 l’introduzione musicale con la Banda municipale, alle 10 la messa, alle 11 presentazione de “la festa della classe”, alle 11.15 saluto musicale del Coro di Stramare, 11.45 intervento di Emanuele Bellò, esperto di storia e cultura del territorio, da oltre 25 anni compilatore del più antico calendario dialettale veneto “Schieson Trevisan”, che sottolineerà l’importanza delle tradizioni in generale e della “festa della classe” in particolare che, dice, “ha una storia lunga quasi 150 anni, essendo legata all’Unità d’Italia e quindi, per i nostri territori, al 1866. Col Regno, infatti, entrano in vigore le nuove leggi relative alla leva obbligatoria per classe d’età….da allora ancora oggi capita di sentire qualcuno salutare così: Ciao, come vala, classe!” Alle 12 apertura de “la pèzha de S. Valentin”, formaggio locale stagionato un anno, alle 12,30 “Polenta, martondèle, panada, pess frit, menestron, tripe, còrnoi sot graspa, dolci casalinghi e qualche ombra per tutti, fra le case del borgo”. Dopo essersi opportunamente rinfocillati i visitatori potranno cimentarsi alle 14 nel torneo dell’antico “dugo de la mòra”, gioco della morra regolarmente autorizzato dalla Questura di Treviso. Alle 15 gare popolari per adulti e bambini.
Gli organizzatori annunciano che durante la manifestazione alcune case private rimarranno aperte in segno di ospitalità e ci saranno esposizione di foto, ricordi e vecchie immagini di devozione popolare su cornici originali. Si potrà godere anche della trascinante musica de “I formìgoi”. Non manca la gara per la stima del peso del maialino Renato, con “porzhelet” in palio.
Alessandro Valenti per www.tribunatreviso.it – 11 02 2015

 

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