Passeggiata dell’arte nella bella Treviso

Al fascino fatto di acqua, affreschi, piccole vie e botteghe quest’autunno si aggiunge una grande offerta culturale
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Calmaggiore è il cuore di Treviso tra piazza dei Signori e il Duomo una via di negozi e di palazzi dalle bellissime facciate
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Alla bellezza delle strade e degli scorci ora Treviso aggiunge una grande offerta d’arte Treviso si raggiunge facilmente da tutte le località del Veneto in un tempo medio di un’ora e, in autostrada, percorrendo la A 27. In centro è meglio lasciar perdere l’auto, approfittando dei parcheggi che sono situati in prossimità del doppio anello concentrico (uno per direzione di marcia) che già intorno a tutto il centro storico. Il sabato i parcheggi sonoa pagamento, la domenica sosta gratuita

Il chiaroscuro cinquecentesco di El Greco, il bianconero di Escher, i colori dei pittori trevigiani del primo Novecento, le bianche sculture di Arturo Martini, la policromia che decora le facciate di antiche case  riportata in pregevoli   patchwork. E poi il gioco di ombra e sole autunnale nei sottoportici, il riverbero del fiume Sile e dei canali, la soffusa luce delle chiese che raccolgono opere d’arte sorprendenti, come l’Annunciazione  di  Tiziano nella cappella alla destra  dell’altare maggiore del  Duomo, da cui anche El Greco avrebbe tratto ispirazione.
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L’autunno trevigiano è un coloratissimo puzzle di mostre, arte dipinta, arte tessile
e ritrovata vivacità culturale in cui immergersi passeggiando.
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Casa dei Carraresi.
Il palazzetto di via Palestro ospita le tele di un genio della pittura europea, El Greco, dopo gli anni delle esposizioni orientali. Tra crocifissioni, trionfi di angeli, santi ieratici e la incantevole Maddalena la grande retrospettiva è il fulcro del quadrilatero Pescheria – Via Palestro -Piazza San Leonardo -Via Campana entro cui si concentra ogni genere di botteghe, richiamo irrestibile per lo shopping e la gola dopo El Greco: ristoranti, osterie, bistrot, caffetterie, bar, arredi per la tavola e la casa, design d’interni, bijoux, gioielli, composizioni floreali, accessori moda, abbigliamento, generi alimentari,  pasticcerie,  mercato del pesce, banchi di ortaggi e frutta in piazza San Parisio (acquisto consigliato: il radicchio  rosso di Treviso Igp, arrivato sul mercato a novembre).
Santa Caterina.
Se ci sposta di pochi metri da via Palestro o dall’Isola della Pescheria si esce su Piazza San Leonardo e via Santa Caterina per raggiungere l’ex chiesa-convento oggi Museo Civico, dove è arrivata – dopo Roma e Bologna – la mostra che omaggia Maurits Cornelis Escher. Costruzioni inverosimili, giochi di specchi, motivi e geometrie paradossali che si rincorrono nelle 150 opere  dell’artista  olandese  (Leeuwarden, 1898 – Laren, 1972).
Nell’ambito della mostra sono proposte conferenze aperte al pubblico  (ingresso  libero  fino ad esaurimento posti).  Le opere di Escher in qualche modo dialogano con lo splendido ciclo di affreschi trecenteschi Storie di Sant’Orsola di pinto da Tomaso da  Modena,  custoditi nell’auditorium (vi si accede   dal chiostro grande).  Inoltre fino al 28 novembre il museo ospita opere di 50 artisti trevigiani dedicate ai 750 anni dalla nascita di Dante.
Museo Bailo.
Lasciata Santa Caterina si può risalire via Sant’Agostino e poi via Manzoni, strette tra portici, negozi e botteghe artigiane (una sosta valgono l’osteria da Arman e Ikiya, piccolo  angolo  di  Giappone) per raggiungere viale Burchiellati, il sabato mattina animato dal mercato settimanale, fornito di ogni genere di merce. Da qui si risale lungo le mura coronate dai grandi ippocastani, sotto cui passeggiare fino al tratto di viale d’Alviano. Si scende verso Borgo Cavour per giungere all’ex convento degli Scalzi, oggi museo civico intitolato all’abate Luigi Bailo, riaperto  dopo  12  anni  di  interventi, profondamente ristrutturato.
La “perla” è la galleria del Novecento con la collezione d’arte tutta da vedere: i dipinti di Gino Rossi, il pittore morto nel manicomio  Sant’Artemio nel 1937; le 134 opere del suo amico scultore Arturo Martini, tra cui il celeberrimo bronzo della “Pisana” e il gruppo in  pietra “Adamo  ed  Eva”; i  pastelli  del simbolista  opitergino  Alberto Martini; la ritrattistica e i paesaggi di fine Ottocento; i maestri attivi fra le due guerre Bepi Fabiano,  Nino  Springolo,  Juti Ravenna, Giovanni Barbisan e Carlo Conte. Il Bailo è il cuore dell’antico Borgo Cavour, sede del  mercatino  dell’antiquariato  e  vintage  che si svolge la quarta domenica del mese, sullo  sfondo dalla monumentale Porta SS. Quaranta.
San Nicolò.
Percorrendo la città giardino verso Porta Calvi l’itinerario conduce all’imponente tempio domenicano di San Nicolò eretto nel 1231, con annesso il Seminario Vescovile. La sala del Capitolo è affrescata da Tommaso da Modena con i personaggi illustri dell’Ordine domenicano. Per visitarla chiamare lo  0422.3247.  In  via San Nicolò due punti da segnalare per gli appassionati gourmet: il negozio di spezie e cibo etnico e la raffinata enoteca bottiglieria “Dame Rouge”. Percorrendo poche strade ci si ritrova in Corso del Popolo e poi in Calmaggiore, la strada principale del commercio cittadino che taglia il salotto dei trevigiani, piazza dei Signori e la Loggia dei Trecento, animate dalle “ciacole” ai  tavolini   dei  bar. Una deviazione in via Barberia la meritano l’osteria dalla Gigia con le sue gustose mozzarelle in carrozza e Ca’ dei Ricchi con le sue mostre d’arte contemporanea. Dal Calmaggiore la passeggiata porta in via Canova e Ca’ da Noal, in cui sono esposti fino a dicembre i capolavori tessili creati dalle quiltiste dell’associazione Parchwork Idea, che richiama affreschi e scorci della città.
Le riviere e gli alberi.
Per godere appieno i colori dell’autunno, il centro storico offre percorsi alberati dipinti in questa stagione in una molteplicità di tonalità che virano dal verde al giallo, l’arancione, il rosso e il marrone. Oltre agli ippocastani delle  mura,  con una sosta al Quartiere Latino (zona università) si gode la vista degli alberi che fiancheggiano il Sile, le riviere Garibaldi e Margherita, nonchè Ponte Dante dove il fiume  s’accompagna  al  Cagnan (dal verso della “Commedia”).
Spingendosi oltre, il cammino tra acqua e alberi porta al’Alzaia, la “restera” dell’antico Porto di  Fiera,  accesso  al  bellissimo itinerario nel parco naturale del Sile.
articolo di Cristiana Sparvoli per www.tribunatreviso.it del 19 11 2015

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