Palio dei Bisnenti 2018 a Giavera del Montello – dal 20 al 22 luglio

Palio dei Bisnenti a Giavera del Montello

dal 20 al 22 luglio 2018

18^ edizione

Organizzata dal Comitato Palio a Giavera del Montello la 18^ edizione del Palio dei Bisnenti è l’evento che rievoca le scorribande dei Bisnenti per guadagnarsi la legna che la Repubblica Serenissima di Venezia sottraeva loro per la costruzione delle flotte. Un carro agricolo, tirato da un timoniere e spinto da 4 paesani, percorre un percorso di 1700 mt circa partendo da Piazza Agnoletti (ai piedi del Montello) e con arrivo nella piazza comunale di Giavera.

Il carro, preceduto da 2 donzelle e coordinato da un capomastro, simula nella prima parte la raccolta della legna tagliata il giorno prima (nella serata de El Tajo dea Gadia) e nella seconda parte la distribuzione nelle abitazioni. Tale legna veniva usata per scaldarsi durante il periodo invernale o veniva scambiata in cambio di generi di prima necessità.

La gara simula quindi una scorreria di paesani sul bosco del Montello, muniti di un carro da spingere a mano perché la povertà era tale da non aver animali.

Programma

venerdì 20 luglio 2018

Prove ufficiali Palio dei Bisnenti ore 19,00
Apertura stand gastronomico ore 19,00
Presentazione squadre Palio dei Bisnenti ore 20,30
Musica con gli Acrobat (U2 tribute band) ore 22,00

sabato 21 luglio 2018

Palio dei Piccoli BIsnenti ore 18,00
Palio delle Paesane Bisnenti ore 19,00
Apertura stand gastronomico ore 19,00
El Tajo dea Gadia ore 21,00
Musica con i Zonadombra (Elisa tribute band) ore 22,00

domenica 22 luglio 2018

XVIII Palio dei Bisnenti ore 19,00
Apertura stand gastronomico ore 19,00
Serata dance con Injection (musica anni ’90-2000-now)

Palio dei Bisnenti – Giavera del Montello
Villa Wassermann via vittoria, 31040 Giavera del Montello

I Bisnenti del Montello

Così, sin dalla prima metà del XIX secolo, vennero denominati gli abitanti dei 13 paesi montelliani che sopravvivevano grazie ad una sistematica attività di spogliazione del bosco. La gara simula una scorreria di paesani sul bosco del Montello, muniti di un carro da spingere a mano perché la povertà era tale da non aver animali. Numerose le difficoltà da superare per procurarsi la legna, prima fra tutte evitare i gendarmi. L’astuzia, la velocità e un briciolo di fortuna sono le componenti per riuscire a sfuggire alla cattura, le cui pene, sempre più severe, andavano dagli squassi de corda al remar nelle galere. A ridosso della sede dell’amministrazione forestale veneziana è tuttora visibile la prison nella quale venivano rinchiusi.

Chi erano i Bisnenti o Pisnenti del Montello?

Testo di Pietro Zanatta tratto da http://paliodeibisnenti.altervista.org

Con questi termini sin dalla prima metà dell”800 e nella seconda vennero denominati i circa 7-8 mila residenti dei 13 paesi Montelliani (Nervesa, Bavaria, Giavera, Selva, Lavajo, Volpago, Martignago, Venegazzù, Caonada, Biadene, Busco, Ciano e S. Mama), che sopravvivevano grazie ad una sistematica attività di spogliazione del bosco. Le due parole indicavano in origine i contadini senza terra, i boscaioli senza bosco, ma furono applicate ai Montelliani per sottolinearne più efficacemente le miserrime condizioni di vita, divenendo sinonimi di due volte niente, cioè di nullatenenti. La loro storia veniva da lontano e cioè dai tempi della Repubblica Serenissima di Venezia, che tra il XV e XVI secolo aveva occupato il Montello, ne aveva espulso i Montelliani, sopprimendo le attività pastorali da loro praticate e riservando il bosco alla coltura esclusiva dei roveri, indispensabili alle esigenze della sua flotta. Cacciati dal bosco, i contadini, i carbonai ed i fornaciai Montelliani divennero boscaioli al servizio dell’arsenale veneziano, vivendo tale condizione come un’autentica usurpazione dei diritti d’uso che essi vantavano su larga parte del colle e che rimontavano all’epoca medievale. Malgrado la concessione dei prodotti secondari del bosco e il loro impiego nei lavori di manutenzione, di taglio e trasporto del legname, continui furono i furti di piante e la pratica del pascolo abusivo, che furono repressi con la comminazione di multe e pene sempre più severe. A ridosso della Provvederia di Giavera, sede dell’amministrazione forestale veneziana, è tuttora visibile la “prison”, nella quale venivano rinchiusi, in attesa di processo, coloro che venivano sorpresi dal “saltari” (guardie boschive) a rubare nel bosco. La caduta della Serenissima nel 1797 ad opera dei Francesi e la successiva dominazione austriaca aggravarono notevolmente le condizioni di vita dei Montelliani, cui non furono riconosciuti i vantaggi goduti ai tempi dei Veneziani. La reazione dei Montelliani, nel succedersi delle varie amministrazioni, fu quella di tentar di riprendersi abusivamente l’uso del colle, praticando saccheggi ai danni del bosco. Fu proprio al tempo della dominazione austriaca che i Montelliani cominciarono ad essere chiamati con i termini di bisnenti o pisnenti, che localmente venivano pronunciati bisnent o pisnent. Tanto con i Francesi che con gli Austriaci, la Provvederia continuò ad essere la sede dell’Amministrazione del bosco, ospitando la Sottoispezione forestale.

Le stesse funzioni amministrative furono conservate anche con l’annessione del Veneto al Regno d’Italia nel 1866. La politica forestale attuata sul Montello dal Governo italiano, con la vendita di grandi quantità di piante, gestite dalla “Regia Sottoispezione di Giavera”, impoverì irreparabilmente il bosco e rese addirittura drammatica la condizione dei bisnent, privati di ogni diritto, esclusi dai lavori di taglio e piantumazione, e costretti per sopravvivere al furto quotidiano della legna nel bosco. Avvantaggiati dalla conoscenza dei luoghi e dei percorsi, i bisnent eludevano la sorveglianza delle guardie, si introducevano nel bosco e ne asportavano piante vive e legna secca che poi utilizzavano soprattutto come merce di scambio per procurarsi la polenta e poco altro con cui sopravvivere. La “questione montelliana” fu risolta con la legge Bertolini-Chimirri del febbraio 1892, che stabilì la sdemanializzazione del colle, la sua assegnazione per metà ai “bisnent” a titolo gratuito e la vendita dell’altra metà in poderi. Fu questa l’ultima operazione che avvenne nella Provvederia, dove la “Rappresentanza Consorziale” curò l’assegnazione delle quote ai residenti nei 13 paesi montelliani da almeno dieci anni e in possesso del certificato di miserabilità. Furono alienati 386 poderi, sui quali sorsero i paesi di SS. Angeli e S. Croce. La quotizzazione del Montello risolse solo in minima parte i problemi economici dei bisnent. Dopo meno di 20 anni infatti oltre il 20% degli assegnatari aveva già ceduto la propria quota, riprendendo la solita vita di stenti, di miseria e di emigrazione massiccia.



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