Orsi bruni, lupi e linci: i nuovi ospiti dei boschi veneti

A Venezia il punto sulla lenta,
sempre difficile avanzata dei “grandi carnivori”

Le istruzioni per chi li incontra:
«Non andate loro incontro e scapperanno»

In foto: Un esemplare di orso bruno alpino (foto Tibor Pataky) e, a destra, una coppia di lupi
(foto Jaroslav Vogeltanz)

I grandi carnivori tornano a popolare i nostri boschi, specie nel Vicentino e nel Bellunese. Non un allarme ma una semplice consapevolezza, frutto di reintroduzione da parte dell’uomo e di qualche spostamento territoriale. Se n’è parlato al Museo di Storia Naturale di Venezia nel corso di una delle giornate promosse per avvicinare la gente al mondo degli animali. Orso bruno, lince e lupo gli animali di cui si è trattato, ma senza dimenticare anche la presenza di sciacallo dorato e lontra che stanno prendendo lentamente piede sul nostro territorio.

La situazione.

«Il ritorno di queste specie è lento e dura da almeno tre decenni», spiega Paolo Molinari, ricercatore del Kora International che ha sede in Svizzera. «In Trentino è frutto del progetto LifeUrsus che ha visto l’uomo introdurlo nuovamente nell’ecosistema locale. Poi c’è qualche apporto dalla Slovenia, zona dalla quale alcuni esemplari magari si spostano verso le nostre alpi. Diverso il discorso del lupo, che dal Piemonte si è spostato verso di noi. Anche la lince è stata reintrodotta, ma sta già rischiando di scomparire. Tutti questi sono animali che hanno bisogno di grandi spazi e territori per vivere e cacciare, ma di certo non li si troverà in campagna o a ridosso delle città di pianura».

I numeri.

In Veneto si stima una presenza di 5-6 lupi, massimo 4 orsi e 1 sola lince. Numeri piccoli se rapportati ad altre specie, ma significativi. Il lupo, oltretutto, ha una grande capacità riproduttiva rispetto agli altri due, quindi potrebbe accrescere la sua presenza in breve tempo.

Pericoli.

«Con i cacciatori c’è grande collaborazione, e sono anche in grado di segnalarci movimenti e caratteristiche degli animali in questione», aggiunge Molinari. «Sono specie protette, ma il bracconaggio rimane un forte elemento di rischio per loro. Spesso è capitato di trovare animali avvelenati o uccisi con i lacci. Per l’uomo potenzialmente c’è pericolo, ma se pensiamo che in Slovenia ci sono 600 orsi e risulta una aggressione ogni 10 anni, la situazione è chiara. L’importante è farsi notare se si incontra qualcuno di questi animali, senza andargli incontro. Di sicuro scappano loro per primi».

Sussidi.

Per gli allevatori di ovini oppure gli apicoltori, gli enti pubblici prevedono sussidi e risarcimenti in caso di danni provocati specialmente dagli orsi. Ci sono aiuti per prevenire eventuali attacchi, e consistono in materiali per creare reti di protezione che hanno un basso voltaggio elettrico, le stesse usate per mantenere le mucche nei recinti..

Forestale.

Grande impegno su questo fronte arriva dal Corpo Forestale dello Stato. La sezione veneta, comandato da Daniele Zovi, segue da tempo la situazione. «Abbiamo un gruppo di esperti di pronto intervento per le situazioni più critiche con gli orsi per difendere centri abitati montani, arnie e allevamenti», assicura il comandante Zovi.
«Gli orsi possono essere pericolosi, dannosi, confidenti o diffidenti. Ci sono vari modi per intervenire, ma il più classico è lanciandogli addosso palle di gomma oppure usando dei cani particolarmente coraggiosi che li inseguono e mordono le zampe. L’orso così capisce che deve stare alla larga e non si fa male nessuno. L’orso rischia di essere più dannoso che altro, e mi riferisco ovviamente a ovini e api,ma a volte anche con gli asini.
C’è la possibilità di accedere a dei rimborsi da parte della Regione, ma anche noi consigliamo l’utilizzo delle reti con l’elettricità per tenerli lontani».

Articolo del 30/03/2014 di Simone Bianchi per www.tribunatreviso.it

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