Museo della chitarra a Montebelluna

Viaggio a Montebelluna nel paradiso delle mitiche fender, nell’ex capannone dove va anche Steve Vai

Una porta laterale, due rampe di scale. Dai poster, le occhiate dei grandi del rock e del blues accompagnano la discesa al tesoro. Lorella infila la chiave nel portone blindato degno dei migliori caveau di banca. “Qui , poco per volta, abbiamo raccolto soprattutto chitarre degli anni ’50, ’60 e ’70. L’ambiente è completamente climatizzato e deumidificato”. Ecco il museo. Non si paga biglietto, non ancora almeno, e non c’è orario di visita. Chiedi e ti sarà aperto: il museo di Esse Music funziona così. Un regalo per amici, appassionati e fortunati curiosi, che si scarta nel piano interrato del negozio di strumenti più grande del Veneto (e certamente sul podio in Italia).

Siamo nel ventre della “Polastra”. Un secolo fa, il capannone in pietra era l’essiccatoio statale di Montebelluna. Cinquemila metri quadrati, da ormai da 14 anni questo posto è la scatola magica di tutto quel che serve a fare musica. Chitarre e bassi, batterie, impianti audio e luci, console e strumenti per dj. In una parola, Esse Music. Ma si può scrivere anche come la casa di Lorella Bressan e Umberto Spolverato. Lei a metà degli anni Ottanta aveva una band musicale: “Suonavo nei Cover Up. Umberto aveva un altro gruppo, gli Old Market. Mi dava lezioni di chitarra ma ho capito presto che non era bravissimo, difatti suonava il basso. L’ho conosciuto così e adesso siamo qui…”. Nel museo che è la loro (pen) ultima creatura.

Gioconda a sei corde, il pezzo forte è chiuso in una teca.Abbiamo una Telecaster del 1949 numero 14 spiega Lorella -. Un’altra simile esiste negli Stati Uniti ma è una numero 19”. La serie ha un peso e se la Fender americana è quotata 250 mila dollari, questa giustifica più che ampiamente la blindatura dell’ingresso. Alle pareti le altre gemme. “Abbiamo delle Stratocaster del ’60, ’61, ’63 e ’65. Una di queste è appartenuta a Jimmy Vaugnan, fratello di Stivie Ray…”. Al mito del blues Usa Fender ha dedicato una chitarra, l’ambita Srv, dalle iniziali del nome. Poi ci sono pezzi italiani d’annata, amplificatori Vox e Marshall… Il rock in una stanza. Lorella e Umberto sono cresciuti assieme a Esse Music (la S è l’iniziale di Spolverato). “Io lavoravo nell’azienda agricola di mio padre. Luiracconta la padrona di casainstallava autoradio a Treviso. Nell’87 ci siamo messi in società e abbiamo rilevato i 60 metri quadri, che Zanetti, libraio di Montebelluna e chitarrista del gruppo di Umberto, aveva sviluppato accanto alla libreria. Vendevamo gli strumenti che c’erano dentro, chitarre classiche e flautini per la scuola”. Ma la macchina era in moto. In giro per fiere, piccole intuizioni, tanta tenacia e il potere del passaparola. “Essendo musicisti in zona ci conoscevano. Poco per volta la gente ha cominciato a venire da lontano, perché qui c’era fisicamente quel che altrove era solo in catalogo…”. Nel ’93 il primo trasloco, dentro un capannone di mille metri quadri. “Dentro avevamo ricavato anche un mini appartamento, per essere sempre lì e poter montare batterie e impianti fino a ore tarde. Poi è nato nostro figlio e l’abbiamo lasciato”.

Infine la “Polastra”, i venti dipendenti e la parola che Lorella, tanto meno Umberto, pronuncerà mai: il successo. Da qui sono passati per sessioni strumentali Steve Vai (negli anni a fianco di Frank Zappa, David Lee Roth ora nei Whitesnake) Paul Gilbert, lo svizzero Jojo Meyer (Nerve), Christian Meyer di Elio e le storie tese, la chitarra che ha accompagnato Michael Jackson in tre tour, Jennifer Batten, Bobby Solo è un abituale… I big fanno piacere, ma è più facile che Lorella si illumini parlando dei tanti ragazzi che, ogni sabato, Esse Music ospita sul palco al centro del reparto batterie. L’ultima avventura è una birreria ricavata in una delle ali del capannone. “Ha il nostro marchio ma è gestita da un gruppo di ragazzi. L’unica cosa che abbiamo chiesto loro è tutti i prodotti serviti fossero locali”. Nel locale si beve 4.5 Music, birra a basso grado che un produttore locale ha creato su misura, e nei piatti è tutto montebellunese doc. “Espanderci ci ha aiutato a far fronte alla crisi”, ragiona Lorella. Il resto non è segreto: “Qui abbiamo sempre aperto alle nove in punto, ogni giorno…”.

articolo del 23 novembre 2013 tratto da http://corrieredelveneto.corriere.it

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