Il cuore di Carpaccio e tutta l’arte intorno – Da Palazzo Sarcinelli di Conegliano ai paesi dell’Alta Marca Trevigiana

Da Palazzo Sarcinelli di Conegliano ai paesi dell’Alta Marca Trevigiana:una mostra diffusa è occasione per conoscere un territorio
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Con la mostra dedicata a Carpaccio è punto di partenza per scoprire tesori d’arte e di paesaggio in tutta l’Alta Marca Trevigiana
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Una mostra che inizia, e dà il meglio di sé quando sembra finita. Il segreto del Carpaccio a Conegliano è racchiuso nell’ultimo pannello dell’ultima sala: quando i visitatori sono già pronti a scendere le scale e fermarsi al bookshop prima dell’uscita, ecco la mappa che scombina i loro piani. Ci sono raffigurati i paesi del Coneglianese e dei dintorni, in un raggio di quaranta chilometri, in cui si possono ritrovare altri tesori artistici dello stesso periodo del Carpaccio, e così si scopre che una pala del Cima è anche a San Fior, mentre a Moriago della Battaglia è custodita una pala del Pordenone. Due esempi, su 19 località proposte dalla mostra: difficilmente il visitatore tornerà a casa subito, approfittando di questa esposizione diffusa di cui Palazzo Sarcinelli, nel centro storico di Conegliano, è soltanto il cuore pulsante.

Visitare l’Alta Marca
Trevigiana sulle pennellate del Carpaccio, e di altri grandi autori tra Quattro e Cinquecento, significa entrare nelle chiese più antiche nascoste nei paesi ed essere rapiti dalla bellezza di un paesaggio che ha ispirato gli sfondi più noti del Cima e del Giorgione.L’autunno magico di un maestro. Non può che essere via XX Settembre 132, a Conegliano, il punto di partenza del viaggio artistico nella Marca. È l’indirizzo di Palazzo Sarcinelli (in foto), sede della mostra: “Carpaccio –  Vittore e Benedetto da Venezia all’Istria”. L’autunno magico sono gli ultimi dieci anni di attività di Vittore (dal 1515 al 1525 circa), grande narratore della pittura veneziana. Nella mostra (promossa da Civita Tre Venezie e curata da Giandomenico Romanelli) si possono ammirare dipinti celebri come “San Giorgio che lotta con il drago” accanto a opere da riscoprire come il “Trittico di Santa Fosca”, ricomposto per la prima volta dopo cinquant’anni.
“San Giorgio  e il drago” di Vittore Carpaccio
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Un viaggio artistico che segue quello dell’autore verso Est, verso l’amatissima Istria che ritroviamo ad esempio nelle “Portelle” d’organo del duomo di Capodistria. La mostra è aperta fino al 28 giugno dal martedì al giovedì 9-18, venerdì 9-21, sabato e domenica 9-19.

La Città del Cima
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Sarebbe un peccato uscire da Palazzo Sarcinelli e lasciare Conegliano senza godere dei suoi tanti tesori rinascimentali. È la città che ha dato i natali a Giovanni Battista Cima, coevo del Carpaccio, e a soli cinque minuti a piedi dalla mostra, percorrendo via XX Settembre e attraversando la piazza che porta il suo nome, si raggiunge la sua casa natale. Oggi, restaurata, è al tempo stesso un piccolo museo archeologico e un’esposizione permanente di riproduzioni fotografiche delle opere del Cima. Davanti alla casa, merita una visita il Duomo. Al suo interno, la “Madonna con il Bambino e Santi”, del Cima, e una pala di Francesco Beccaruzzi: “San Marco e i santi Leonardo e Caterina d’Alessandria”. Accanto, la sala della Scuola dei Battuti, con il suo ciclo di affreschi (da poco restaurati) e le “Storie di Cristo” di Francesco da Milano.

Le chiesette tra le mura
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Vittorio Veneto è, da sempre, Ceneda e Serravalle. Casa del vescovo il primo, antico castrum fortificato il secondo, diventato poi sede di eleganti palazzi rinascimentali. Tra le viuzze e i resti delle fortificazioni in roccia, si ritrovano alcune perle come la chiesetta di San Giovanni Battista (via Mazzini a Serravalle), con all’interno la “Madonna con il Bambino e i Santi Giuseppe, Giovanni Battista, Gioacchino e Anna”, tempera su tavola di Jacopo da Valenza. La chiesetta di Sant’Andrea, ben visibile alla fine di via Antonello da Serravalle, è uno scrigno di tesori, tra i quali il ciclo pittorico “Storie di Sant’Andrea”, fine Quattrocento, o il dipinto di Antonello da Sacile a sinistra dell’abside. Ceneda risponde, tra le altre cose, con la cattedrale di Santa Maria Assunta, che custodisce le spoglie di S. Tiziano Vescovo e una “Madonna con il Bambino” di Jacopo da Valenza. Sempre a Ceneda, merita una visita l’affresco di Pomponio Amalteo nel portico del Museo della Battaglia, così come il Previtali nella chiesa di Santa Maria Annunziata (in fondo a viale Matteotti), che non si muove e non si muoverà mai dall’altare maggiore: per vederlo, bisogna arrivare al quartiere di Meschio.

La grandezza del Giorgione
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Asolo e Castelfranco, raggiungibili da Conegliano in una quarantina di minuti, sono due delle mete suggerite nell’ultimo pannello della mostra del Carpaccio. Merito, per quanto riguarda Castelfranco Veneto, della “Madonna con Bambino e i Santi Nicasio e Francesco” del Giorgione, custodita all’interno della chiesa di Santa Maria Assunta e San Liberale, in vicolo del Cristo, pieno centro storico. Ad Asolo, i curatori del Carpaccio ci suggeriscono invece di visitare la cattedrale di Santa Maria Assunta (in Piazza San Pio X), dove troviamo “La Vergine assunta tra i Santi Antonio Abate e Lodovico da Tolosa”, di Lorenzo Lotto. Entrambi i dipinti sono datati tra il 1503 e il 1506.

Il Pordenone tra i castelli
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Susegana, al confine con Conegliano, non è solo il castello di San Salvatore, visibile a chilometri di distanza in direzione Treviso. Alle pendici della collina del castello c’è la chiesa della Visitazione della Beata Vergine Maria (via Chiesa, 4), con all’interno la “Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista, Caterina, Daniele e Pietro” di Giovanni Antonio de’ Sacchis, detto il Pordenone. Attraversando le colline dei Conti Collalto, e il castello della leggenda di Bianca da Collalto, si raggiunge il Quartier del Piave, dove il Pordenone ha lasciato un’altra traccia significativa: un’altra Madonna con Bambino nella chiesa di San Leonardo, nella Piazza di Moriago della Battaglia, da poco restaurata e custodita come merita.
 
Borgo di Rolle che Andrea Zanzotto definiva «una cartolina mandata dagli dei»

Altre perle del territorio
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Cison di Valmarino
Un borgo gioiello d’Italia
Da qualche mese, è entrato ufficialmente tra i “Borghi più belli d’Italia”, ma non serviva la certificazione dell’esclusivo club dell’Anci: chiunque abbia visitato Cison di Valmarino, lo sapeva già. Meno di mezz’ora d’auto da Conegliano per entrare nel paese protetto da Castelbrando e dalle Prealpi, solcato dal Ruio e tagliato dalla “via dei Mulini”, un borgo che regala arte, natura e una certa vivacità culturale (è noto per Artigianato Vivo, rassegna dal 7 al 16 agosto). Nella chiesa di Santa Maria Assunta (piazza Chiesa, ogni giorno 8-18.30) troviamo la traccia di Antonio Solario, detto lo Zingaro, con la sua “Madonna con il Bambino e Santi”, olio su tela antecedente al 1500

Vittorio Veneto
“Gusto della storia” grazie a un bus navetta collega, nei sabati di giugno, la mostra di Palazzo Sarcinelli con il Museo della Battaglia a Vittorio Veneto. Il servizio costa 14 euro (per gli adulti) e comprende l’ingresso a museo e mostra e il trasporto. Nel tragitto i turisti potranno apprezzare l’ambiente collinare (candidato a Patrimonio dell’Umanità Unesco) in cui si produce il Prosecco Superiore Conegliano Valdobbiadene Docg, e degustare le bollicine più famose nell’azienda Vitivinicola Bellenda. A Vittorio Veneto si assaggia “Il piatto della Grande Guerra”, menu con gli stessi ingredienti usati nella preparazione del rancio degli eserciti in guerra

San Pietro di Feletto
Gli affreschi dell’Antica Pieve
Profuma di intimità, di storie di paese e di incenso, ma allo stesso tempo abbaglia con un ciclo di affreschi di rara bellezza. È l’Antica Pieve di San Pietro di Feletto, dominatrice del Quartier del Piave e meta imprescindibile per gli amanti dell’arte. È documentata dal 1124, ma la Pieve contiene frammenti archeologici di un ben più antico tempio romano. La cappella di San Sebastiano, con la fonte battesimale, è la più ricca: i suoi affreschi, ancora oggi di dubbia attribuzione, risalgono alla seconda metà del Quattrocento. Più antiche le pitture (da poco restaurate) della navata centrale, risalenti al 1200. Di fine Medioevo è il rarissimo “Cristo della domenica”, nel porticato esterno.

Provati per voi:
Osteria Senz’Oste un posto unico da assaporare
Chiamarlo “ristorante” significherebbe dare ragione al Fisco, con il quale ha intrapreso una battaglia legale che lo ha portato all’attenzione delle cronache nazionali. L’Osteria Senz’Oste è un rifugio, una “taverna degli onesti” ricavata in un vecchio rustico dove un oste invisibile lascia pane, vino, salumi e formaggi, e gli avventori si riforniscono lasciando in cambio una mancia. Il rustico va scoperto: arrivarci in auto toglierebbe tutta la poesia del luogo, abbarbicato sulle colline di S. Stefano di Valdobbiadene (località Treziese) ai confini del pentagono di Cartizze. Da evitare la domenica pomeriggio: un posto del genere si assapora meglio tra pochi intimi.

A Refrontolo l’Antica Trattoria del Molinetto
Un nome che è una garanzia: Antica Trattoria al Molinetto. Siamo a Refrontolo, nei pressi del Molinetto della Croda, vecchio mulino in pietra sul torrente Lierza, un gioiello architettonico e ambientale, tra gli angoli più dipinti e fotografati dell’intera Marca Trevigiana. La passeggiata verso l’antico mulino può partire dal ristorante che ne porta il nome, in via Molinetto 1. Asso nella manica, i piatti della tradizione: tagliolini, risotti con erbe di stagione e zuppe; tagliata, spiedo, griglia, costate e braciole; polenta con la burrata, fagioli “in tecia”; crostate e dolci fatti in casa; ampia scelta di vini locali. Prezzi per tutte le tasche: un menu completo, dagli antipasti al caffè, sui 30 euro.

Il Canon d’oro nel centro di Conegliano
Quattro stelle proprio davanti a Palazzo Sarcinelli, a una manciata di passi dalla mostra del Carpaccio, nel palazzo che fu il Monte di Pietà di Conegliano: il Best Western Hotel Canon d’Oro è albergo e ristorante, quest’ultimo nella declinazione InContrada (civico 129 di via XX Settembre). Un locale giovane e moderno, con terrazza, aperto per pranzo e cena con la cucina tipica del luogo, e con la possibilità di avere un menu a base di pesce fresco. Sale decorate, e ampia scelta di vini locali e non solo. Sono tre soci di navigata esperienza a gestire il ristorante: in due si occupano della cucina, mentre l’unica donna del gruppo è la regina della sala. Prezzi nella media: menu alla carta dai 23 ai 65 euro.

Articolo di di Andrea De Polo per www.tribunatreviso.it del 18 06 2015

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