La traghettatrice del Piave a 11 anni.

Chiara Truccolo a destra con l’amica Dilva Gaiotto

SENZA SAPER NUOTARE E A SOLI 11 ANNI

Chiara Truccolo non ha mai imparato a nuotare nella sua vita. Nonostante questo, a 11 anni assieme alla sua migliore amica Dilva Gaiotto, nel 1945 si è rimboccata le mani inventandosi un’attività che allora le permetteva di aiutare il magro bilancio familiare. Chiara e Dilva erano le traghettatrici che operavano sul fiume Piave.

La guerra era appena finita e chi, a piedi, in bicicletta o con qualche rara motocicletta voleva attraversare il fiume Sacro alla Patria, salendo nella loro barca poteva in pochi minuti trovarsi sulla riva destra, risparmiando un lungo giro a monte fino a Susegana o a valle a Ponte di Piave.

Chiara Truccolo oggi

IN PIEDI ALLE 5.30 DEL MATTINO

Mi alzavo alle 5:30 e cominciavo a traghettare verso le 6 o quando faceva chiaro, a seconda della stagione. Eravamo sempre in due a governare il traghetto che portava dalle quattro alle cinque persone per volta. Per raggiungere l’altra sponda occorrevano circa cinque minuti se “La Piave” non era in piena; altrimenti ci volevano dieci, quindici minuti.

Il barcone veniva spinto dalle due adolescenti con un lungo bastone che sulla sommità aveva un peso che serviva a farlo arrivare subito sul fondale ghiaioso, poi a forza di braccia veniva spinto dalle ragazze fino all’altra riva. Continuavano così per tutta la giornata, avanti e indietro.

IL PEDAGGIO COSTAVA DALLE 5 ALLE 25 LIRE

Il passaggio costava dalle 5 alle 25 lire a seconda di quanto impetuoso fosse il fiume” – Ricorda la grintosa signora che da poco ha compiuto 86 primavere – “Riuscivo a guadagnare dalle 50 alle 100 lire al giorno; una piccola fortuna considerando che avevo solo 11 anni. A quei tempi con cento lire riuscivo a fare una bella spesa al “casoin”: sale, zucchero, olio. Ho sostenuto così la mia famiglia.

Il papà di Chiara era stato chiamato alle armi nel 1940 assieme al fratello Costante. A casa erano rimaste solo le donne e come ha dimostrato lei, con il coraggio e la grinta che solo la fame e la disperazione possono alimentare Chiara non si è persa d’animo.

UN VERO ESEMPIO PER LE GIOVANI GENERAZIONI

Un vero esempio per le nuove generazioni. Dello zio non abbiamo mai più saputo nulla. “Disperso in Russia” – Racconta Chiara con voce ferma – “Il più bel giorno della mia vita è stato quando sono andata a prendere mio papà al di là del Piave. Un suo camerata era arrivato nel cuore della notte bussando alla porta di casa  per avvertirci che papà era a Carbonera e stava arrivando a piedi. Ci siamo alzati tutti: zii, cugini, mamma per corrergli incontro all’alba. Chi con la bicicletta chi con il cavallo. Io ho attraversato La Piave e sono arrivata prima di tutti. Quando papà mi ha visto è scoppiato in un pianto dirotto. Sono saltata giù dalla barca e l’ho stretto forte forte, anch’io in lacrime. Cosa fai? Mi ha chiesto riferendosi alla barca. Gli ho raccontato tutto e poi via, a casa con gli occhi gonfi. Era il mio eroe che tornava dalla guerra. Poi la festa, per il ritorno a casa del papà, con tutto il paese a festeggiarlo.”

Una storia che sembra perdersi nella notte dei tempi e che ci fa riflettere su quanto dura potesse essere la vita che ha forgiato i nostri avi che affrontavano di petto le difficoltà senza se e senza ma con uno spirito invidiabile e una forza d’animo che ancora oggi ci lascia a bocca aperta.

(Foto e testo Pio Dal Cin – riproduzione vietata)

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