Un racconto della Cortina degli anni ’60

A Cortina tra gli anni Cinquanta e Settanta si aggirava un orso bianco, in pieno centro. Era l’attrazione di tutti i turisti e i residenti che facevano a gara per farsi ritrarre assieme all’ungulato, che volentieri si prestava al gioco. Una specie di selfie “ante-litteram” che faceva la gioia dei genitori e il “terrore” dei più’ piccoli, come testimonia l’espressione di questa bimba di due anni.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 6 persone, persone in piedi e attività all'aperto

Erano gli anni d’oro della Regina delle Dolomiti e due anni dopo questa foto iniziavano i giochi olimpici del 1956. Chi conosce Cortina non ha bisogno di spiegazioni; il clima che si respirava allora era tranquillo e rilassato. Gli hotel erano sempre pieni di gente. I Milanesi, i Romani, i Bolognesi erano di casa.

Il cuore naturalmente era come adesso, Corso Italia e l’Hotel De La Poste era la terrazza dove i Vips si facevano in quattro per farsi notare. Nomi altisonanti della politica, della cultura, dello spettacolo dello sport. Per i meno noti c’erano e ci sono centinaia di posti naturali da visitare. Per elencarli ci vorrebbero giorni. I rifugi, le piste ciclabili, le passeggiate facili e impegnative tra i boschi o sulle cime che al tramonto si tingono di rosa.

Cortina non è un luogo, è una sensazione. Anche se a migliaia di chilometri di distanza credo che paragonarla a Venezia, Firenze, New York, a San Francisco non sia fuori posto perché sono località difficili da descrivere a parole ma sono intrise di sensazioni che uno si porta con sé per tutta la vita. Luoghi del cuore dai quali è impossibile stare lontani.

(Testo e foto: Pio Dal Cin)

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