Il “Taliàn” degli emigranti Veneti in Brasile ora è una lingua

Il “Taliàn” degli emigranti in Brasile ora è una lingua

Riconosciuto “patrimonio immateriale” l’idioma dei veneti che ancora oggi è usato diffusamente negli Stati del Sud.

Il 18 novembre il ministro federale della cultura del Brasile, Marta Suplicy, riconoscerà ufficialmente il Taliàn come “Patrimonio Culturale Immateriale del Brasile”; sarà la prima lingua minoritaria brasiliana a cui verrà dato questo riconoscimento. C’è entusiasmo nella comunità veneta e italiana del Brasile, e in particolare nelle parole del chirugo di origini vicentine Paulo Massolini, presidente della Federazione delle Associazioni Italo-Brasiliane del Rio Grande do Sul, ma soprattutto artefice del movimento per il riconoscimento del Taliàn, che dedica questo riconoscimento alla straordinaria figura di Padre Rovilio Costa, «vero e prorio monumento della cultura taliana, instancabile studioso, editore, animatore delle comunità presenti nei tre stati meridionali del Brasile (Rio Grande do Sul, Paranà, Santa Catarina) mancato cinque anni fa. che diceva: «Solo il taliàn è in grado di tradurre la nostra esperienza di immigrazione, il nostro amore per la famiglia e il lavoro».
«Gli studiosi definiscono el Taliàn – spiega l’esponente venetista Ettore Beggiato, “Cittadino onorario di Serafina Correa (Rio Grande)” – l’ultima lingua neo-latina conosciuta, singolare koinè su base veneto-centrale nella quale si innestano termini brasiliani; una lingua “viva”, usata quotidianamente sul lavoro o all’università, per scrivere canzoni e poesie, in teatro, alla radio o alla TV».

In foto, un gruppo di discendenti dell’emigrazione veneta a Caxias do Sul

Radici salde «dall’altra parte del fosso»

Come sia nato el Taliàn ce lo spiegò uno dei suoi maggiori cultori, il frate Alberto Vitor Stawinski, nato a São Marcos, non lontano da Caxias do Sul, nel 1905. I polacchi e molti tedeschi avevano costituito la prima ondata di immigrazione nelle colonie del Brasile meridionale. Poi, a partire dal 1875, arrivarono gli italiani, con una componente via via maggioritaria di Veneti e Friulani. Tra loro si trovò ad assolvere la sua missione sacerdotale, celebrando e predicando nell’unica lingua in cui comunicavano gli immigrati, un miscuglio di parlate venete. «Ghin gera pitosto pochi che saveva lezer e scriver – spiegava il buon frate, ma tuti savea parlar pulito la lingua del so paese». Logico che la parola di Dio andasse proposta nello strumento di comunicazione praticato dai più. Tanto diffuso che anche tedeschi, nativi, polacchi e portoghesi si adattarono alla neolingua maggioritaria. Per motivi pratici.

«Ze stà proprio cussita che se ga scuminsia a farse su la nova lingua vêneta sud-riograndense». Una mescolanza di parlate, di pianura e di monte, fra vicentino e trevisano, padovano e bellunese. Con una spolverata di termini lusitani, quelli più indispensabili alle relazioni quotidiane, «che le ze stade incalmade in tel dialeto veneto».
Di questo straordinario impasto linguistico su base veneta, Vitor Stawinski volle fissarne i termini in una Gramática e Vocabulário Vêneto-Português, che su 6800 lemmi ne conta solo qualche centinaio di origine lusitana. Nel 1995 chi scrive, con Aldo Toffoli, lo ha proposto e completato con la versione in italiano, dato alle stampe una prima volta nel 1976.
Il Veneto ha un debito lungo con la Chiesa cattolica. I suoi sacerdoti e religiose hanno fornito grande sostegno spirituale e morale ai nostri emigranti in ogni continente. Anche nel caso del Brasile, la gran parte delle opere che hanno consentito di mantenere un vincolo molto forte con la cultura d’origine, sono frutto dell’instancabile impegno di parroci locali, nati in famiglie venete. A partire da Aquiles Bernardi, in religione Frei Paulino de Caxias, figlio di immigrati da Pieve di Soligo, nel Trevigiano, nato a Caxias do Sul nel 1891, autore dei notissimi romanzi in Taliàn Vita e storia de Nanetto Pipetta, nassuo in Italia e vegnudo in Mérica par catare la cucagna; e di Stória de Nino Fradello de Nanetto Pipetta, che si possono definire opere fondative della letteratura veneto-brasiliana nella nuova lingua, che conta ormai quasi duecento pubblicazioni, mentre continuano le trasmissioni radio e televisive in Taliàn.
Ogni anno a Serafina Correa, per una settimana, c’è un festival della cultura in cui si parla solo in Taliàn. Testimonianze di quanto sia stato efficace il trapianto in terra straniera dei Taliàni, ponendosi come un caso tra i più felici al mondo di integrazione riuscita. I valori essenziali della tradizione veneta sono stati veicolati dalla parlata tradizionale, e da alcuni anni il Taliàn è stato inserito nel Patrimonio Histórico e Artistico Nacional, che mira a tutelare oltre 180 lingue native e le 20 lingue di immigrati in Brasile. Il Taliàn è conosciuto negli Stati brasiliani di Rio Grande do Sul, Santa Catarina, Paranà, Espirito Santo, ma anche altrove, nel centro e nord del Brasile, per conseguenza delle trasmigrazioni interne. In città che si chiamano Nova Vicenza, Nova Treviso, Nova Bassano, Nova Padova, Nova Trento, Nova Venezia, «dall’altra parte del fosso», come direbbe Stawinski.

Articoli di sabato 1 novembre 2014 di Ulderico Bernardi per www.gazzettino.it
In foto, il paiolo più grande del mondo alla festa italiana di Venda Nova do Imigrante, nello stato di Espirito Santo

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