Fiume Sile – Le emozioni del “Fiume del silenzio”

Silis. Qui silet. Il Sile, ovvero il “fiume del silenzio”. Che si tratti di un fiume del tutto particolare, di fatto unico in Italia, lo confermano non poche peculiarità: è un fiume di risorgiva, non nasce infatti da una catena montuosa o anche semplicemente collinare ma da polle d’acqua che risalgono dalla profondità della terra nel mezzo della pianura; non cambia di portata, estate o inverno che sia il livello delle sue acque è sempre costante; le fonti che lo originano sono così eccellenti che marchi tra i più diffusi dell’acqua minerale italiana attingono proprio da queste falde la loro celebre acqua in bottiglia. Inoltre, in pochi chilometri il corso diventa così meravigliosamente gonfio da diventare navigabile anche per grossi natanti, oggi così come avviene da millenni.

Il Sile “nasce”, ma meglio sarebbe dire “affiora in mille polle” (qui chiamate “fontanassi”) nel territorio di Casacorba, nella campagna tra le province di Treviso e Padova, e defluisce in Laguna, a Portegrandi, da rami artificialmente tagliati. In tutto sono 95 chilometri di percorso su un dislivello che non supera, dalle sorgenti alla foce, i 30 metri, l’altezza di uno dei tanti campanili dei borghi che lo circondano e che, sin dai primi insediamenti umani, dalle sue acque hanno trovato linfa e protezione.

Primo fra tutti la città di Treviso, storica “città d’acque” solcata ancora oggi da decine di canali che hanno nell’azzurro del Sile il loro fulcro.
Da alcuni anni il territorio che accoglie questa meraviglia è divenuto Parco Regionale, salvaguardando così il fiume dagli effetti di una antropizzazione ed industrializzazione che hanno fatto del Veneto una unica, immensa “città diffusa”.

Da allora, con investimenti locali, regionali e comunitari, sono state realizzate opere importati di salvaguardia e valorizzazione, puntando sul rispetto della natura, sul ripristino delle caratteristiche originare del corso d’acqua e del territorio facendone il perno di percorsi e proposte che, oggi, fanno di questo Parco (152 ettari su 11 comuni e tre province, www.parks.it/parco.fiume.sile/) una delle mete più amate della terraferma veneta.

Certo chi vuole può avvicinarsi al Sile in macchina (trovando una rete di parcheggi da cui è agevole raggiungere il fiume) ma è certo che per una vera scoperta è opportuno scegliere mezzi meno invasivi, dal classico “cavallo di san Francesco”, ovvero il mezzo di locomozione più antico, i piedi, alle biciclette (noleggiabili sul posto), al cavallo, inteso come quadrupede (anche le escursioni a cavallo sono gestibili sul posto).

Oppure scegliendo la via più naturale, ovvero la via d’acqua, noleggiando, quindi, canoe, kayak e house boat, salvo non volersi far condurre nel qual caso, oltre a tutte le imbarcazioni sopraccitate (noleggiabili lungo tutto il percorso, con o senza accompagnatore o conduttore), si ha a disposizione anche la più classica delle imbarcazioni, la “pantana”, barca di legno a fondo piatto condotta non per remi ma da una pertica da infiggere nel letto degli specchi d’acqua. Per chi ama la compagnia numerosa, il percorso da Casale sul Sile all’Isola di San Francesco nel Deserto in Laguna, è prenotabile anche con i grandi navigli a motore che, chiusa dopo chiusa, discendono e risalgono il fiume.
Tutto intorno, luoghi in cui la modernizzazione non ha scalfito la magia. A partire dalla Porta del Sile attraverso cui si accede a quell’unicum che è l’area delle risorgive, con i “fontanassi”, i “campi chiusi” di origine benedettina, i lembi antichi e nuovi di foresta planiziale, le orchidee e le altre specie rare spontanee e un lungo percorso su passerella che consente la visita su un terreno dove si cammina letteralmente sopra l’acqua.

Un luogo di leggende, questo, vecchie come l’uomo, dove streghe e altri personaggi si danno appuntamento sotto enormi querce, dove i vecchi indicano il ribollente fontanasso “della coa longa” che risucchiò la superba regina fino alle viscere della terra o ricordano che in certe notti ancora rintoccano le campane di un borgo sprofondato nella palude.

Dopo aver ammirato nei dintorni ville magnifiche come Villa Corner della Regina, o le palladiane dimore degli Emo e dei Cornaro, e passeggiato sotto i portici della famosa Rotonda di Badoere, pochi chilometri più a valle si arriva all’Oasi di Cervara, area umida tra le più belle d’Italia, con il trecentesco mulino, le peschiere, il casone e soprattutto aironi ed altri uccelli che hanno scelto questo paradiso in terra come loro habitat (www.oasidicervara.it). L’oasi è uno dei cuori del Parco e i suoi programmi per scuole, famiglie e appassionati sono esemplari.

Prima di entrare in città il Sile si espande in grandi secchi d’acqua creati dall’attività di escavazione della ghiaia che ha modificato, nei secoli, l’ambiente e persino il suo percorso. La natura, nel tempo, ha trasformato queste violenze in luoghi di grande bellezza, ideali per canoisti e per il birdwaching.

Dal centro di Treviso, a piedi o in bicicletta, è rilassante raggiungere Casier e Casale sul Sile. Il percorso da compiere è quasi a pelo d’acqua, lungo la “Restera” o “Alzaia”, ovvero la stradina che scorre parallela al fiume, un tempo destinata al transito dei cavalli e dei buoi che trascinavano controcorrente i barconi carichi di merce che dalla Laguna raggiungevano Treviso. Le testimonianze di questa antica attività non mancano, a partire dal porto di Fiera, ai mulini che vivevano sul fiume, per arrivare a quel magico, surreale luogo che è il “Cimitero dei burci”, lo specchio d’acqua nel quale vennero affondati, tutti insieme, i grandi barconi di legno utilizzati per trasporti fluviali che il progresso aveva reso non più necessari.

Da qui il Sile, tra torri di guardia, ville, antichi monasteri, si avvia tranquillo verso la Laguna incrociando antiche strade e abitati romani, grandi tenute agricole, in un singolare “percorso della memoria” dove storia, archeologia e natura si assommano mirabilmente. Sfiorato l’antico sito di Altino, passando in terra di bonifiche, il fiume raggiunge la Laguna Nord di Venezia, un’area umida unica al mondo per le sue peculiarità ecologiche oltre che per le isole che anticipano la città Serenissima.

Se è vero che l’appetito vien camminando, c’è di che ben saziare fame e sete. Qui non mancano trattorie dal sapore antico, agriturismi, osterie dove farsi un cicchetto o gustare pesce di fiume e di mare (immancabili le anguille, simbolo del Sile), o i formaggi e gli ortaggi che l’acqua del fiume rende unici, dai radicchi di Castelfranco e di Treviso, agli asparagi di Badoere, tutti prodotti IGP, ai vini alla frutta. Per offrire emozioni al palato dopo essersi riempiti di bellezza gli occhi.

Per info : Ente Parco Naturale Regionale del Fiume Sile



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