Il Fiume Piave punta a diventare patrimonio dell’Unesco

Un gruppo veneziano-bellunese sta preparando
la candidatura del fiume

«È un viaggio in una vasta identità alla scoperta
di un Veneto inaspettato» 

Una vena che scorre dalle Dolomiti alla laguna, sedimentando storie e identità. Con queste credenziali il fiume Piave ora si candida a patrimonio dell’umanità puntando al riconoscimento più ambito, quello dell’Unesco.
L’idea nasce dalla pianura veneziana, da San Donà di Piave, ma ha una forte componente bellunese. Un po’ come il percorso del fiume, che con il suo alveo attraversa le province di Belluno, Treviso e Venezia. Dietro all’idea di candidare il Piave a patrimonio dell’Unesco c’è un gruppo eterogeneo, professionalmente e geograficamente, composto da Francesco Maino, avvocato e scrittore, Daniele Marcassa, voce radiofonica, e Nicola Piccoli dell’agenzia di comunicazione Phil Fresh. Insieme a loro il bellunese Giuliano Vantaggi, consulente marketing della Fondazione Dolomiti Unesco.
«Lavoriamo a quest’idea da circa un anno», spiega Francesco Maino, che ha vinto il premio Calvino con Cartongesso, il suo romanzo di prossima uscita ambientato proprio lungo il Piave, «ma da tre anni con il progetto Perdipiave ripercorriamo a piedi l’alveo del fiume, dalla laguna alle Dolomiti. È un viaggio in una vasta identità che ci è servito per scoprire cose che non conoscevamo, un Veneto completamente diverso rispetto agli stereotipi».

Duecento chilometri di paesaggi culturali con i quali il gruppo conta di convincere gli ispettori Unesco che il Piave è un patrimonio dell’umanità. Ma questa è l’ultima tappa di un lungo percorso.

«Puntiamo a coinvolgere 54 sindaci di altrettante amministrazioni lungo il Piave», spiega Maino, «oltre agli enti Bim, alle università, ad antropologi e sociologi. Vogliamo mettere insieme un progetto serio da portare a Parigi per convincere gli ispettori. Se andrà bene ne saremo felici, altrimenti il viaggio ci avrà comunque arricchito».
Il presupposto dal quale parte il progetto è che il Piave sia un “paesaggio culturale”, che è uno dei criteri necessari per essere inserito tra i patrimoni mondiali. «Rappresenta secoli di storia», spiega Giuliano Vantaggi, «e un tempo era il collegamento principale con Venezia, che era la Wall Street d’Europa. Tiziano diventò Tiziano perché scese a Venezia, Cima da Conegliano dipinse il battesimo di Cristo in una valle simile a quella del Piave. Per tutti questo fiume è una figura materna».

Lo dimostra il fatto che ancora oggi moltissimi abitanti della valle del Piave chiamano il fiume con l’aggettivo femminile. La Piave, con le sue piene e le sue secche, scandisce da secoli la vita della comunità. Anche nel dramma della prima guerra mondiale il corso d’acqua è stato protagonista.

articolo del 25 marzo 2014 di Valentina Voi tratto da www.tribunatreviso.it

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