L’eco parco Ai Pioppi sul Montello e il genio di Bruno

Sul Montello da 47 anni c’è un’originale area divertimento
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«Pensa la combinazione. Mi servivano due ganci per fare un’altalena, il fabbro in paese mi ha risposto di arrangiarmi e io, che non avevo mai preso in mano una saldatrice, mi sono messo di buona volontà. Ho armeggiato un pomeriggio intero e alla fine ho fabbricato i ganci. Così è cominciato tutto. Mi sono talmente appassionato alle giostre che non ho più smesso».

A raccontare l’aneddoto è Bruno Ferrin, 79 anni, titolare dell’osteria Ai Pioppi di Nervesa della Battaglia, si emoziona ancora. E c’è da credergli a guardare quello che in 47 anni di attività è riuscito a creare, lavorando il ferro con le sue mani e tanta fantasia. Un impegno quotidiano, d’estate e d’inverno, senza sapere esattamente dove sarebbe arrivato. «Nel 1969 ero un ragazzotto di trent’anni. Al mattino andavo in giro a consegnare lieviti ai panifici. Per occupare i pomeriggi liberi, insieme a mia moglie Marisa, abbiamo pensato di creare una “frasca”, cioè un’osteria. Ho trovato un pezzo di terreno che pagavo 100 mila lire di affitto all’anno. Ho appeso un mazzo di salsicce a un albero, una damigiana di vino bianco e una “de vin moro”. Quattro tavole in mezzo al pioppeto e si dava da mangiare alla gente, così, alla buona» ricorda Bruno. Gli affari andavano bene e dopo tre anni è riuscito ad acquistare una parte del terreno. «Me lo ricorderò sempre, era la prima volta che possedevo qualcosa. Allora ho pensato: perché non fare una giostra per i “tosatti”. Sono andato dal fabbro che mi ha risposto picche e io mi sono incaponito e alla fine ho fatto l’altalena». Le dita doloranti e gli occhi che lampeggiavano per la fiamma ossidrica.

Da allora non si è più fermato, Bruno. Pensava, progettava, costruiva. «Erano anni ruggenti. Chi aveva un’idea la realizzava. Poi sono arrivate le norme della comunità europea e noi ci siamo adeguati. Tutte le attrazioni sono omologate, però l’Italia è diventata un Paese strano. Sono riuscito a fare quello che sognavo ma quanta burocrazia, regole e divieti» spiega Bruno. Saldatura dopo saldatura ha dato vita a un parco giochi unico nel suo genere. Trentamila metri quadrati. Una distesa di altalene, tappeti elastici, scivoli (il più grande misura 60 metri ed è alto 30), la teleferica, le catenelle, il bob, l’altalena in gabbia, la maxi centrifuga, il giro della morte. «Scelgo nomi altisonanti perché piacciono ai bambini. E ogni volta che salgono “i se ciapa de chee suae” (si fanno di quelle sudate)».

Pezzo dopo pezzo il luna park ecologico nei boschi del Montello ha preso forma e la frasca è diventata un ristorante che attira 1.500 clienti nei fine settimana. «Siamo cresciuti con il passaparola» spiega Bruno.

Ma è grazie al documentario prodotto nel 2013 da Coleman Guyon e Luiz Romero per Fabrica, centro di ricerca sulla comunicazione di Benetton, che i Pioppi hanno fatto il giro del mondo. Sono arrivate troupe di giornalisti da Asia e Stati Uniti a intervistare il signor Ferrin. E secondo la classifica del prestigioso quotidiano inglese The Guardian, i Pioppi sono una delle dieci attrazioni fatte a mano più bizzarre del pianeta. I giochi sono il frutto di ingranaggi, pesi, contrappesi, carrucole e funi metalliche, da azionare pedalando e spingendo con la forza delle braccia. Non c’è elettricità se non per il pendolo che solleva il vagoncino a 30 metri di altezza per poi lanciarlo a 100 km/h.

Qualcuno lo definisce una “Gardaland dei poveri”, invece lo spirito è completamente diverso. Tanto per cominciare i giochi sono gratis (si chiede solo di consumare qualcosa della trattoria che prepara grigliate di carne, contorni e dolci fatti in casa a prezzi abbordabili). Nessun divieto, solo un avviso: «Chi vede un gioco che sta per rompersi prego avvisare alla cassa». Non ci sono pupazzi animati, né carrozzerie aerografate. Le giostre del signor Bruno sono copertoni e pezzi di metallo verniciati, tutto il resto è lasciato alla fantasia dei bambini. La stessa che è capace di trasformare il bob in un’astronave, lo scivolo in una montagna altissima, il giroscopio in un aeroplano, il piccolo residuato bellico in un carro armato. «Mi piace vedere il parco in movimento, le famiglie che si divertono. I tosatti che dicono: Aspetta mamma, ancora un giro».

Si riempie della gioia altrui Bruno che gestisce i Pioppi insieme alla sua famiglia e vede nel nipote Francesco colui che seguirà le sue orme. «La mia vita è stata intensa. Conosco questo posto come le mie tasche ma sto imparando a delegare. Vedere che c’è un futuro mi solleva» continua Bruno, sorseggiando, come fa tutte le mattine, il suo caffè “speciale” mescolato a grappa, zucchero e sambuca. Poco distante, la sua ultima creazione è quasi pronta. «E’ una catapulta con i seggiolini. Il bello è l’accelerazione iniziale. Quando si sgancia il peso, il carrello raggiunge i 60 km/h in un secondo». Non si ferma mai Bruno e se potesse esprimere un desiderio, vorrebbe tornare bambino: «Che diamine! Mi piacerebbe tanto. Ogni volta che costruisco una giostra penso: Se fossi piccolo? Ai Pioppi mi divertirei tantissimo».

Articolo di Valentina Calzavara per www.tribunatreviso.it del 22 maggio 2016



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