L’oro di Asolo, la città dell’olio: ventimila ulivi e il marchio Dop

È Asolo la prima città della provincia a essere entrata nell’associazione nazionale città dell’olio con sede a Monteriggioni, Siena, per la salvaguardia dell’olio extravergine d’oliva. Si è concluso a fine novembre l’iter per entrare nella nuova rete, durato più di un anno, preceduto dall’ottenimento della certificazione Dop Asolo olio extravergine d’olio della Pedemontana del Grappa, lo scorso 10 agosto. Ma anche da un intenso lavoro di mappatura di oltre 20 mila ulivi e dall’accurato monitoraggio e censimento di oltre 300 ulivi ultra secolari. Senza dimenticare lo studio genetico dell’oliva che ha portato alla certificazione della varietà asolana.

RIFLETTORI ACCESI Caratteristiche che hanno portato ad accendere i riflettori sulla città dai cento orizzonti da parte dell’associazione nazionale città dell’olio, che riunisce i comuni, le provincie, le camere di commercio, i Gal, gruppi d’azione locale, e i parchi, siti in territori in cui si producono oli che documentino adeguata tradizione olivicola connessa a valori di carattere ambientale, storico, culturale, o rientranti in una denominazione d’origine. L’associazione, che annovera 332 enti pubblici a livello nazionale, uniti per divulgare la cultura dell’olivo e dell’olio extravergine d’oliva ma anche per tutelare e promuovere l’ambiente ed il paesaggio olivicolo, ha deciso di fare sinergia con Asolo.

GLI OBIETTIVI Tra gli obiettivi che ora l’amministrazione asolana perseguirà in sinergia con l’Associazione, la diffusione della storia dell’olivicoltura, ma anche la valorizzazione della denominazione di origine, per garantire il consumatore. Senza dimenticare la promozione, attraverso l’organizzazione di eventi, ma anche l’attuazione di strategie di comunicazione e di marketing mirate alla conoscenza del patrimonio olivicolo asolano. L’associazione punta in particolare a valorizzare le Dop e le Igp, diventate ormai un vero e proprio motore economico per i territori a forte vocazione turistica esperienziale, tra cui Asolo rientra a pieno titolo, attirando il turismo internazionale di lusso ma anche quello per tutte le tasche. Dalla Lombardia alla Sicilia, ma anche nelle regioni del centro Italia e in veneto, nelle province di Verona, Vicenza, Padova, e ora anche Treviso, sono sempre più le amministrazioni pubbliche che attraverso la rete Città dell’Olio investono nella cura e nella conservazione dei frantoi antichi e tipici, ma anche nella costruzione di percorsi ad hoc dedicati alla scoperta dell’oro giallo, con visite guidate al paesaggio ricco di oliveti secolari e degustazioni.

LA RETE  «Asolo Città dell’Olio, che si aggiunge ad Asolo Città del Vinosottolinea il vice sindaco Franco Dalla Rosa – rete a cui abbiamo aderito da quasi vent’anni. Vino che non è solo il Prosecco Asolo Docg, ma anche le nostre varietà autoctone. Vogliamo tutelare l’ambiente e il paesaggio, proteggendo la biodiversità del territorio e sostenendo le colture eco compatibili e integrate, nel pieno spirito della Citta Slow». Il Comune: «Come città a forte vocazione turistica siamo impegnati nella promozione di percorsi ad hoc dedicati alla scoperta dell’oro giallo- aggiunge l’assessore alla Cultura Gerardo Pessetto- Attraverso le visite guidate al paesaggio ricco di oliveti secolari e percorsi di degustazioni dell’olio extravergine puntiamo sempre più sul turismo enogastronomico».

«Puntiamo su tutela del territorio e biodiversità»

«La città del turismo slow prosegue il suo percorso ad alta velocità per rendere Asolo una meta turistica multi tematica». Ha le idee chiare per promuovere il territorio il sindaco Mauro Migliorini, che a novembre è stato premiato all’International Slowness Awards di Jeonju, in Corea del Sud, il forum internazionale che individua le migliori politiche locali slow, a tutela dell’ambiente e della biodiversità. Asolo è stata premiata non solo per le azioni volte al risparmio energetico, ma anche per l’intensa attività svolta per valorizzare il suo patrimonio. «Oltre alla mappatura delle risorse boschive, allo studio degli olivi locali e all’ottenimento della Dop per l’extravergine d’oliva – spiega Migliorini –  abbiamo promosso iniziative di sensibilizzazione dei cittadini sulla biodiversità, incentivando al contempo le culture alternative alla monocoltura, dal ciliegio alla noce all’olivo». Non solo. «Abbiamo introdotto un divieto di costruire nuove piscine a tutela della risorsa dell’acqua e del paesaggio, e abbiamo stimolato le aziende vinicole locali a ricercare e recuperare gli antichi vitigni, per migliorare il territorio abbandonato e offrire altri vitigni oltre alla glera». Senza dimenticare l’ottenimento dell’autorizzazione regionale per l’albergo diffuso e l’organizzazione di fiere e mercati a km zero. «Entrando nella nuova rete, promuoveremo il nuovo settore del turismo oliogastronomico», continua Migliorini. «Già nell’ultima edizione della fiera Villa d’Asolo a settembre, abbiamo sperimentato per la prima volta un corner di degustazione dedicato all’olio a km zero».

«Mille produttori di olive: il prossimo anno da record»

«Abbiamo già avviato otto pratiche per l’ottenimento della certificazione Dop Asolo Extravergine d’Oliva» spiega l’agronomo Giovanni Alberton, che segue le aziende agricole dell’Asolano. «Da quando è arrivata la comunicazione del ministero delle Politiche agricole e dalla commissione europea del riconoscimento della Dop, ad agosto, già due aziende hanno iniziato a utilizzare la nuova etichetta per vendere l’olio che producono, a km zero».
Nuove prospettive per il mercato dell’olio?
«La certificazione Dop, insieme alla vendita a km zero, attireranno sempre più consumatori».
Gli olivicoltori si stanno preparando…
«L’anno prossimo la produzione di olive e d’olio, dopo il calo di quest’anno, tornerà a pieno regime. Abbiamo infatti individuato o la cura per prevenire le patologie vegetali che potrebbero cogliere le olive, evitando rischi per la produzione. Nel solo comune di Asolo ci sono circa 80 produttori di olive. Per ora già una ventina di questi oltre alla produzione si occupa anche della vendita dell’olio, a km zero La maggior parte invece ad oggi vende le olive alla Tapa Olearia di Cavaso, la cooperativa che lavora l’olio, fino all’imbottigliamento, raggruppando oltre 1500 produttori della zona».
L’amministrazione è impegnata a promuovere anche dei corsi di formazione.
«Sì, nei primi mesi dell’anno prossimo organizzeremo un convegno nazionale, per informare i coltivatori sui funghi che potrebbero colpire gli olivi, spiegando come intervenire in via preventiva».
L’amministrazione, sta già pensando a promuovere le altre colture, in sinergia con l’agronomo.
«Ad Asolo si trovano anche i capperi, forse arrivati fino a qui ancora ai tempi di Caterina Cornaro, Regina di Cipro. Ci sono poi altre colture che potrebbero essere valorizzate, come il castagno e il melograno che, abbinato all’Asolo Prosecco Dop offre un piacevole cocktail già servito nei locali asolani».
Tra gli obiettivi, l’incentivazione della filiera corta, portando il consumatore a contatto diretto con il produttore. Così, come vengono programmate le visite nelle cantine vitivinicole, anche gli olivocoltori asolani iniziano a prepararsi ad accogliere i turisti negli oliveti e nei frantoi, studiando nuovi percorsi d’immersione nel turismo esperienziale.

articoli di Maria Chiara Pellizzari per www.gazzettino.it del 17 12 2017

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