L’itinerario – All’abbazia di Follina l’acqua diventa musica

All’abbazia di Follina l’acqua diventa musica
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L’abbazia è un luogo carico di incanto di storia ed è incastonato in una delle zone più affascinanti del Veneto nel cuore delle colline trevigiane
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Il suono dei concerti e dei filatoi ha scandito i secoli
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Nel chiostro si ritrovano tutti gli elementi del paradiso
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Pare che l’antichissima statua di arenaria della Madonna del Sacro Calice, da sempre oggetto di venerazione dei fedeli locali e non, avesse già dato prova della sua caparbietà in tempi antichissimi. Scolpita probabilmente in Sudan nel VI secolo e arrivata fortunosamente a Follina con i monaci fuggiti dall’invasione araba della Nubia di un secolo dopo, si dice sia stata altrettanto fortunosamente ritrovata in un campo intorno all’anno Mille e collocata in qualche luogo sacro della zona. Ma che per ben tre volte, misteriosamente,  sia  tornata  proprio lì, dove è venerata da più di mille anni.
Leggende popolari a parte, pare proprio che la caparbietà, i Servi di Maria – frati che dal 1915 si prendono cura dell’abbazia di Santa Maria di Follina – la conoscano bene.  Sono rimasti solamente in quattro, a pensare alla conservazione e all’afflusso turistico di un complesso prezioso minacciato da infiltrazioni, cedimenti e crepe. Ma la loro voce, dopo lunghi appelli accolti e amplificati dagli amministratori locali e non solo, si è fatta sentire. Soggetti pubblici e privati  del territorio hanno provveduto al restauro della scalinata e ora sono anche stati stanziati ingenti fondi regionali per proseguire i lavori che termineranno entro il 2016, per ridare al monumentale complesso anche la possibilità di ospitare i pellegrini nella foresteria, da molti anni inutilizzata per problemi di strutturali.

Dove l’acqua diventa musica.
Il benvenuto ufficiale a Follina lo dà uno striscione a lato della strada che riproduce lo zampillio della fontana del piccolo chiostro rinascimentale dell’abbazia e avvisa che si è arrivati nel paese «dove l’acqua diventa musica». Parole oculatamente scelte  per  raccontare  l’importanza dell’acqua e dell’arte, ma anche del “diventare” che qui, come in tutti  i  luoghi  ricchi  di  storia,  è una fondamentale chiave di volta della vita sociale. I corsi d’acqua Follina, Soligo, Corin e Fiadora scorrono un po’ ovunque, anche se in modo irregolare, lambendo sentieri e impreziosendo scorci paesaggistici. Nei secoli hanno alimentato le ruote idrauliche di mulini, segherie, magli e, soprattutto, filatoi da seta e folli da panni.  Diventando, di fatto, uno dei motori dell’economia locale. La musica, che oggi è soprattutto quella dei numerosi concerti ospitati dall’abbazia, è anche uno degli elementi fondanti della struttura della stessa. Infatti, i monaci cistercensi che la portarono al massimo splendore,  dedicarono grande attenzione allo stretto rapporto tra musica e architettura, ottenendo perfetti risultati acustici. Basterà ascoltare uno dei molti concerti proposti nella basilica per comprendere i prodigi di cui furono capaci gli anonimi costruttori di tanta austera bellezza. Lo sanno bene anche autentici fuoriclasse del panorama concertistico internazionale che qui suonano sempre  con grande entusiasmo, primo fra tutti il violinista Uto Ughi (follinese ad honorem) che da venticinque anni, in novembre, propone qui un suo concerto a sostegno della manutenzione e del restauro dell’abbazia. Perché dove  l’acqua   diventa musica, la musica può diventare pietra. Risanata.

Il paradiso in un chiostro.
Visitare l’abbazia di Follina significa perdersi in sentieri di silenzi e simbolismi. Lo stile gotico delle navate della chiesa e quello romanico delle tre absidi quadrate si fondono armoniosamente con i giochi di luci e ombre del rosone e delle due finestre allungate. Una lapide nel chiostro riporta i nomi dei suoi costruttori, che l’hanno realizzato secondo gli usi cistercensi, con le arcatelle sostenute da colonnine simili ma mai uguali, differenti nei fusti (tortili, liscati, lisci, ondulati, papiriformi o con decorazione a fiore di loto) e anche nei capitelli (ora geometrici, ora naturalistici, ora simbolici), con la particolare colonna ofitica, ossia annodata. Chi ha la fortuna di trovare nel chiostro uno dei gentilissimi frati dell’abbazia, può farsi guidare nella scoperta dei mille segni che testimoniano come i cistercensi siano riusciti a inserire in esso tutti gli elementi del paradiso.

I  monaci  della  Sanavalle.
«Tra il monte e il piano e presso un fiume o un ruscello sì che tutto il necessario, cioè, l’acqua l’orto, le officine e i vari lavori artigianali possano trovare posto tra le mura». Secondo l’ordine cistercense, un centro monastico poteva sorgere solo in una località  che  avesse questi requisiti. Per questo Follina fu considerata ideale dai  monaci dell’abbazia di Chiaravalle di Milano che, nel 1146, arrivarono dove già prima dell’anno Mille era sorto un centro monastico benedettino dipendente da San Fermo di Verona. Secondo la tradizione furono i benedettini a rinvenire vicino Follina la statua della Madonna del Sacro Calice oggi collocata al centro dell’altare maggiore e da sempre meta di pellegrinaggi (tra i quali quello dei bellunesi dell’Alpago che chiedevano  la protezione  dalla  nebbia  scendendo a piedi verso il santuario). E fu l’ingegnosità dei cistercensi a ridisegnare, non solo l’abbazia ma l’intero sito, che ribattezzarono “Sanavalle” in omaggio alla felicità del luogo, dove avviarono anche quella che diventò la maggior attività produttiva della zona: la “follatura” dei panni di lana, favorita dall’abbondanza di pascoli e di corsi d’acqua. È lo stesso nome del paese a evidenziare quanto l’arte della lavorazione  della  lana si sia radicata, facendo di Follina un centro di rilevanza internazionale dell’industria tessile. L’attività declinò velocemente alla fine dell’Ottocento a causa della sempre più frequente scarsità d’acqua, costringendo oltre mille follinesi all’emigrazione. Oggi a Follina rimane attivo il solo Lanificio Paoletti, nato  nel 1795: fu il primo, nell’Ottocento, a integrare l’energia idraulica con quella prodotta da una locomobile a vapore.  Dove l’acqua diventava lana, i torrenti si ribellarono allo sfruttamento.
Da sapere

Colori d’inverno – A dicembre i mercatini di Natale
Dal 5 all’8 dicembre Follina ospita Colori d’inverno: mercatini di Natale con hobbisti, artigiani e piccoli commercianti, nonché numerosi punti di ristoro.Tradizione piuttosto recente ma già di grande successo, anche grazie all’incantevole cornice. Quest’anno il percorso espositivo, fatto interamente di casette di legno natalizie, per la prima volta, non si limiterà alla piazza ai piedi dell’abbazia ma si snoderà attraverso le vie e i palazzi storici del paese. In questo scenario dunque, ritorneranno protagonisti anche gli eleganti palazzi del centro storico quali Barberis Rusca, Milani, Tandura e l’ex Lanificio Andretta, oggi polifunzionale edificio pubblico.

La via della lana –
Conferenze, giochi e temporary shop
Una suggestiva operazione di recupero di antichi saperi che sono parte del “patrimonio genetico” della città e rappresentano ancora un importante sbocco economico, le cui opportunità di crescita e rilancio meritano una riflessione. La rassegna di eventi sulla cultura della lana si svolge solitamente in maggio e ha come epicentro lo storico Lanificio Paoletti che accoglie momenti ludici, didattici e di avvicinamento al mondo della lana da parte dei bambini, conferenze e un interessante temporary shop per le creazioni di designer emergenti del territorio.

I Borghi – Scorci medievali tra i boschi
Vicino a Follina si trovano due piccoli borghi medioevali: Campea e Premaor, visitabili con una passeggiata piuttosto semplice tra boschi di castagni misti ad acacie, carpini e vigneti di Verdiso e Prosecco. Poco lontano, a Cison di Valmarino, c’è Castelbrando. Già dimora dei Signori Da Camino e del Gattamelata prima di diventare proprietà – nel Cinquecento – della famiglia Brandolini, che ne fece uno dei più grandi castelli d’Europa, ha mantenuto inalterate le antiche strutture con un restauro che l’ha reso un moderno albergo e centro polifunzionale ricco – tra l’altro – di piccoli e interessanti musei.

L’esposizione – Omaggio a Nardi, sindaco-artista
Nella sala consiliare del Comune, Follina rende omaggio a uno dei suoi più apprezzati artisti, Sandro Nardi (1915-1998), con un’esposizione permanente di alcune sue opere connotate da uno stile figurativo molto personale che evolve verso l’astrattismo. Nardi, dopo l’esperienza partigiana, fu sindaco di Follina per un decennio e nel frattempo ha esposto in Italia e all’estero accanto ai più noti artisti del primo Novecento italiano: de Chirico, de Pisis, Morandi, Carrà, Campigli. La collezione apre al pubblico solo il giovedì mattina, dalle 10 alle 11.30 oppure su appuntamento (Comune di Follina, tel. 0438.9733).

Tre Ponti – Tra i torrenti dipinti da Canaletto
A sud del centro di Follina, in località Tre Ponti, si può trovare facilmente un antico ponte in pietra posto alla confluenza fra i torrenti Soligo, Follina e San Pietro, che sembra sia anche stato ritratto in alcune acqueforti del Canaletto. Era parte di un’arteria stradale romana: secondo alcuni studiosi si trovava sul tracciato della Claudia Augusta Altinate, mentre per altri sarebbe stato eretto in epoca successiva. Qui i monaci cistercensi praticarono una profonda incisione nel terreno che permise alle acque dei fiumi di refluire liberando dall’impaludamento le terre intorno al colle dove sorge il complesso dell’abbazia.

Come arrivare

In auto attraverso le colline trevigiane
Per arrivare a Follina si attraversano le morbide colline trevigiane fino ai piedi delle Prealpi. Dall’uscita della A27 Vittorio Veneto Nord prendere la direzione Valdobbiadene. Oppure, dalla statale Pontebbana, fra Treviso e Conegliano, a Ponte della Priula, prendere la SP34. Per chi sceglie i mezzi pubblici, c’è la combinazione treno-bus dalla stazione di Vittorio Veneto (15 km circa, in30’ – mobilitadimarca.it).
Articolo di Marina Grasso per www. tribunatreviso.it del 26 11 2015

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