“There’s time, no time”. Mostra di Martino Zanetti al Teatro La Fenice a Venezia – dal 15 settembre al 20 ottobre 2017

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“There’s time, no time”. Mostra di Martino Zanetti
Teatro La Fenice Venezia – Sale Apollinee
15 settembre – 20 ottobre 2017

Si terrà a Venezia, nella splendida cornice delle Sale Apollinee del Teatro La Fenice, la nuova mostra, “There’s time, no time” dell’artista contemporaneo Martino Zanetti. Una suggestiva interpretazione della vera Europa, un inno di incoraggiamento positivo che esalta i principi fondanti dell’Unione: verità, onestà, equilibrio senza imperanti verbalismi.
Una location straordinaria, in città simbolo e storicamente crocevia di culture, tendenze, religioni, passioni artistiche e politiche. Non una città qualsiasi, dunque, ma anche luogo di origine della Famiglia di Martino Zanetti.
Le opere esposte saranno circa 10, elementi di grandi dimensioni ispirati all’essere stesso della città lagunare, che incanta con i suoi colori – dal porpora delle case, al blu opaco e profondo della laguna, dal rosso e rosa dei tramonti sulle calli, fino al brillio delle stelle del cielo sopra la Basilica di San Marco - intere generazioni di visitatori. Un viaggio nella poesia delle emozioni più profonde che suscita la città e che unisce, in un luogo magico, l’essenza dell’arte stessa: l’artigianalità e la magnificenza dei tessuti e delle decorazioni, il teatro, la musica, poesia e, da oggi, la pittura.

“Dipingere è come essere un attore su un palcoscenico, è l’unione forte di colori, movimento, musica – dichiara l’artista – Per me la pittura è disegno, colore, emozione. Il colore è la mia interpretazione di queste sensazioni in cui la parola non ha spazio perché disegno e colore la sostituiscono. La sensibilità umana non è fatta di parole, troppe parole uccidono l’oggetto artistico! L’affermazione che la ripetizione dell’oggetto artistico ne porta alla sua elisione è il frutto più maturo della stolida supervalutazione ed interpretazione da parte di una mentalità cartellonistica. Il fenomeno della discromia condusse un certo numero di artisti a segmentare l’immagine nell’illusione che la fragmentazione portasse ad una maggiore individuazione del fenomeno cromatico. L’inevitabile cacofonia cromatica nel migliore dei casi veniva risolta con sprangate nere e rosse come se nella dissonanza di un’orchestra sgangherata, l’altisonante urlo del tecno tutto azzerasse. Oggi capto come un’assordante silenzio di attesa: è un momento di cambiamento epocale, l’esito del quale non immagino”.

“La transitività dell’arte pittorica, imponderabile rapporto visivo emozionale, permarrà sempre. L’imprevedibilità, o prevedibilità, di quanto sta accadendo rende evidente il fallimento e la necessità di un riscatto. Ritengo sia necessaria una fortissima manifestazione di intelligente silenzio e positiva creatività… trovando quel filo nascosto sotterraneo che lega il piccolo monaco cinese, per il quale la realtà non necessitava di troppe parole. La mia felicità può oggi coniugarsi al mio essere artista compiutamente e cercar di donare quella gioia ed il prorompente sorriso che l’arte procura naturalmente. E così – per Martino Zanetti – come nella Commedia dell’Arte, “Se vi è piaciuto applaudite, se non vi è piaciuto un cortese silenzio”.

Come per molti, l’esecuzione musicale con lo strumento pianistico è superiore a qualsiasi altro strumento, salvo l’arpa, grazie a una maggiore estensione sonora dovuta alla conformazione della struttura armonica, alla stessa maniera per il fenomeno colore-pittura il coniugarsi dei colori sulla superficie, genera nell’osservatore un effetto multiplo analogo a quello procurato dal moltiplicarsi “riflesso” di una corda di pianoforte o di arpa. E’ nel rapporto pittore o esecutore pianista e nello spettatore visivo o auditivo il fenomeno della transitività dell’arte che tanto maggiormente si manifesta quanto maggiormente l’emittente e il ricevente hanno sintonia di sensibilità ed intelligenza.

L’espressione artistica di Martino Zanetti tende al gigantismo per un intimo sentire. Lo spazio non è contenibile, la raffigurazione iconica spazio-intellettuale, tipica della tradizione occidentale, che tende alla classificazione, all’organizzazione e alla carcerazione dell’immagine, dell’idea in una maniera esasperata, istintivamente non riesce più a condizionarlo. Questo stile unico e inconfondibile, definito dai critici Action Painting, prende l’ispirazione dalle formule che si rifanno alla filosofia aristotelica, dove l’uomo occidentale può ritrovarsi nell’ immagine astratta utilizzando la razionalità sottesa.

“Personalmente dimentico di maestri e teoremi, lontano da tutti e dalle scuole non interpreto nient’altro che la mia felicità, i miei colori e i miei suoni – racconta Martino Zanetti – . Man mano che procedo nella mia pittura non riesco più ad immaginare un quadro racchiuso dentro una cornice, ma come un affresco che parte da una base ancorata a terra, un continuum che diventa anche scultura, libertà”.

La serenità che sprigionano le opere di Martino Zanetti, si riscontrano, generalmente, nello spettatore meno intriso di vecchi dogmi culturali, che riesce a cogliere la gioia dell’attimo e del momento creativo, come un bambino che sorride alla semplicità della vita.

www.martinozanetti.com

Teatro La Fenice di Venezia – Sale Apollinee
15 Settembre – 20 Ottobre 2017
La mostra è visitabile secondo le modalità previste per le visite del teatro.
Il Teatro è aperto tutti i giorni.
Gli orari sono consultabili sul sito www.festfenice.com<http://www.festfenice.com>
Ingresso con audioguida
10€ biglietto intero e 7€ biglietto ridotto
l’accesso comprende la visita del teatro con audioguida (fino ad esaurimento) e l’accesso alla mostra

Immagine di apertura : “Venetian Wall 1″
luglio 2017 – misure 200 cm base x 250 cm altezza con piede – tecnica mista di acrilici, malta e polvere dorata ed argentata su tela di sacco di juta montata su legno.

Il quadro si ispira chiaramente ai colori di Venezia, in particolare al rosso Veneziano usato per dipingere l’esterno delle case, quel rosso così acceso ma anche un po’ patinato ed usurato. L’effetto della malta data a fiocchetti e fiori, ricorda – per certi versi – i tessuti damascati, quell’intreccio di onde sinuose di un Rubelli che vengono illuminate dal brillio dorato ed argentato della polvere di brillantini che Martino Zanetti soffia con le mani mentre il colore ancora fresco cola dall’alto verso il basso. Poi con un velo di colla spray tutto si fissa e diventa quadro. Il piede, posto alla base, non funge solo da appoggio della tela che cosi sta in piedi da sola appoggiata a parete (e cosi elude quell’effetto di appiattimento dei quadri appesi a parete che Martino Zanetti desidera evitare) ma raccoglie il colore che scende dall’ alto, quasi a voler creare un piccolo nuovo quadro sul fondo.



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si consiglia di verificare presso gli organizzatori.

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