A Treviso e provincia tre percorsi in bici da 500 mila turisti

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Gianni Garatti: «Il sistema di Treviso e provincia è un tesoro straordinario  Sfida esaltante, indotto enorme: ma bisogna riorganizzare i servizi»

Cinquecentomila passaggi l’anno. Come l’adunata alpina dei record. Ma «spalmati» tutto l’anno, rigorosamente a pedali, in gran parte stranieri. E di ogni età. E’ un tesoro turistico fantastico, quello che Treviso e la Marca hanno, nella loro invidiabile posizione di porta d’ingresso a Venezia, alla laguna e al mare.

E il capoluogo, con il suo hinterland, ha tre assi da giocare, sul piano internazionale: perché oltre a essere l’anticamera di quella perla unica al mondo che è Venezia, mette sul piatto tre percorsi ciclabili (e pedonali) di assoluto valore. La Claudia Augusta, ovvero la Monaco-Venezia (incredibile, era un totem autostradale, ma non si è mai realizzato e invece diventato realtà per le biciclette: una singolare nemesi storica); la greenway del Sile, che adesso consente di partire dalle risorgive di Casacorba e di arrivare alla foce, al faro di Jesolo; e la Treviso-Ostiglia, che sul sedime dell’antica linea ferroviaria permette di attraversare la pianura padana e di giungere sul Po, non molto distante da Mantova. E questo senza contare gli ultimi sviluppi, la futura ciclovia del Piave, che consentirà di scendere in biciclette lungo gli argini del fiume sacro alla Patria, da Segusino fino a Zerman.

La conferma arriva dal fatto che sempre più, anche in piazza dei Signori, sfilano ciclisti e cicliste da mezzo Europa. «L’offerta del territorio, la ricchezza di richiami turistici ma anche enogastronomici e la posizione assolutamente privilegiata fanno del nostro territorio una sorta di corridoio ciclabile verso Venezia, che però offre anche diramazioni molto interessanti, pieni di attrattive», conferma Gianni Garatti, presidente del consorzio di promozione turistica Marca Treviso, «proprio recentemente a Monaco, presentando le ciclovie, abbiamo avuto la conferma che per standard, chilometraggi, luoghi toccati, distanze molto sostenibili, anche nell’ordine di poche ore di pedalata, Treviso e la Marca si pongono su livelli internazionali assoluti, e che a regime questo sistema vale potenzialmente 500 mila passaggi l’anno, con relativo indotto».

Tedeschi e nord Europa sono il primo serbatoio cui guardare, ovviamente. Ma Garatti invita il sistema turistico trevigiano a cogliere appiano tute le opportunità «Niente si f dall’oggi al domani, premetto, ma è evidente che se si vuole sfruttare questo tesoro bisogna cominciare a pensare anche ai servizi da garantire questi turisti, che attenzione non sono affatto un turismo non dico povero, ma di secondo livello come si pensa spesso», continua, «e dunque vanno ripensati i sevizi e le strutture, che vuol dire trasporto bagagli, ma anche assistenza tecnica alle bici, pernottamenti agili, ma anche la possibilità di spedire alle loro case il cartone di Prosecco o altri prodotti, o souvenir. Per questo dico che sono coinvolte potenzialmente diverse filiere»: enogastronomia, di cui il Prosecco è solo il primo ambasciatore ,ma lo stesso distretto delle bici, con Pinarello brand conosciuto in tutto il mondo, la stessa logistica».

Una scommessa per l’intero territorio, quella che disegna Garatti , ora che le ciclovie trevigiane possono davvero fare sistema, in attesa che la rete si completi. «Impossibile fare calcoli precisi, ma certo l’indotto che questo tipo di turismo può fare arrivare al nostro territorio è assolutamente rilevante», dice Garatti, «è un ’occasione da non perdere. Determinante sarà la capacità di fare sistema e di valorizzare tutte le opportunità, in collegamento con mostre ed eventi, grandi manifestazioni. Davvero, è la nuova frontiera che Treviso deve saper affrontare in maniera esemplare: i benefici possono essere straordinari». Destinatari sembrano esser anche le neonate Ogd, ma ce n’è davvero per tutti: basti pensare a segnaletica, cartellonistica, marketing, promozione su web e social. Se son rose, pedaleranno.



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