Giocondo, il frate che difese Venezia

fragiocondo-muraditreviso
Cinquecento anni fa moriva
il maestro veneto delle fortificazioni
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Ricorre in questi giorni il cinquecentenario della morte di Fra’ Giocondo, religioso-architetto veronese celebre per aver rivoluzionato il sistema delle fortificazioni, la cui opera più illustre sono le mura di Treviso, ma che fu chiamato a Parigi, a Roma, a Padova, a Venezia e fu celebre anche per le sue competenze in letteratura e in altre scienze. Oscura la conclusione dell’esistenza, come frammentarie restano le notizie attorno alla nascita che si fa risalire attorno al 1434. Si sa che morì a Roma prima del 2 luglio 1515, data in cui il veneziano Marino Sanuto annotò la notizia della sua scomparsa nel suo diario. Ma neppure il Vasari scoprì di più.
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Umanista e architetto progettò le mura di Treviso
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Fu architetto, archeologo, studioso dell’antichità classica, umanista, tra i maggiori ingegni del suo tempo. E non è azzardato accostare l’immagine del veronese Fra Giocondo a quella del contemporaneo Leonardo, cui è possibile avvicinarlo per via del poliedrico talento, che rivelò attraverso la combinazione di sapere e genialità in svariati campi.
Eppure attorno a Giovanni Monsignori o d’Ognibono non esistono che le scarse notizie pervenute dalle Vite del Vasari e da documenti, come ad esempio una lettera di Raffaello, che nel luglio 1514 gli attribuiva più di 80 anni. Sappiamo, peraltro, che vestì l’abito religioso. Sempre secondo il Vasari appartenne alla regola dell’Ordine domenicano, pur nonmancando altri riferimenti che lo darebbero per francescano. La peculiarità che lo rese grande sta nella capacità che ebbe di spaziare da uomo di scienza tra ingegneria e architettura, e da letterato negli studi epigrafici e antiquari. Trasferitosi a Roma in giovane età, si dedicò agli studi di antichità classica che lo portarono a ricercare, raccogliere e trascrivere un gran numero di iscrizioni da lui stesso pubblicate e offerte a Lorenzo il Magnifico. Elogiato da Poliziano, il quale lo definì «autore espertissimo e diligente», si guadagnò la stima di personaggi dello spessore del vescovo senese Francesco Patrizi, come lui studioso ed esperto di Vitruvio. Proprio l’accostamento tra le figure di “antiquarius” e “architectus”, che il prelato coglieva nel domenicano di Verona, aprono alla comprensione delle grandi intuizioni che ebbe nello studio delle fortificazioni. Ne progettò al servizio del Duca di Napoli e di Aragona, passando poi alla corte dei sovrani di Francia. Appartengono al periodo francese il progetto del  ponte in pietra sulla Senna presso Notre Dame, completato dopo la sua partenza, e gli interventi agli impianti idraulici al castello di Blois che misero in luce le sue cognizioni ingegneristiche. Sono le qualità per cui il governo veneziano lo chiamò per predisporre i sistemi difensivi di cui nel 1509 era urgente provvedersi in vista della guerra contro la Lega di Cambrai. Le intuizioni di fra Giocondo si rivelarono efficaci. Tanto a Treviso quanto a Padova dove le opere difensive consistettero nella demolizione delle vecchie e inefficaci mura medievali, con lo scavo di fossati e l’innalzamento di terrapieni. Qui il frate veronese si ricavò la fama di padre della prima realizzazione di fortificazione moderna, rivelando cognizioni di meccanica idraulica. A Treviso, in particolare, ideò il sistema idraulico che, innalzando le acque del Sile, a monte della città, e quelle del Botteniga, rifluenti dalle fosse esterne, riusciva a provocare l’allagamento delle campagne isolando la città. In questo modo Treviso si sarebbe potuta opporre efficacemente all’assedio delle truppe nemiche, destinate a impantanarsi. Abile progettista nella fortificazione, fra Giocondo fu anche versatile nell’architettura civile. Ne resta testimonianza a Venezia la realizzazione del Fondaco dei Tedeschi, mentre nel 1513 non passò il suo progetto per la ricostruzione del ponte di Rialto. Delusione che fu certo compensata dalla decisione del Papa che lo chiamò a Roma per affiancarlo a Raffaello nella prosecuzione dei lavori per la costruzione di San Pietro. Tra le inconfutabili testimonianze della conoscenza e competenza sul piano filologico e letterario di fra Giocondo, protagonista con Pietro Bembo, Aldo Manuzio ed Ermolao Barbaro dell’umanesimo veneziano, resta la prima edizione illustrata del “De architectura” dello scrittore latino Vitruvio, pubblicata a Venezia nel 1511. Preziosissime le ristampe, tra cui quella fiorentina del 1513.
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Articolo di Bruno De Dona’ tratto da www.gazzettino.it del 29 giugno 2015
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